Rustico in fiamme, la conta dei danni fra lacrime, abbracci e solidarietà
Distrutti dal fuoco tre appartamenti, le altre sei famiglie possono tornare in casa: il rogo divampato da una canna fumaria
VIANO. C’è chi ha perso ogni cosa, chi una bella fetta di ricordi e di oggetti. Tutti uniti da una serata di terrore e di disperazione. Si vive ancora in un’atmosfera stranissima a Ca’ de’ Rozzi, la borgata di Regnano dove mercoledì sera un incendio – probabilmente generato da un guaio a una canna fumaria – ha devastato un rustico ristrutturato, diviso in appartamenti, rischiando di coinvolgere altre case vicine. Dopo lunghissime ore di lavoro, i vigili del fuoco sono riusciti a spegnere le fiamme a metà di una nottata segnata da pioggia e nebbia fittissima, che non hanno facilitato i soccorritori, pur portando acqua sopra al rogo.
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Le operazioni sono poi riprese all'alba, per stimare i danni e iniziare a pensare alla sistemazione. Fra grandissima solidarietà, perché tutto il Querciolese si è mobilitato per aiutare gli abitanti, ma anche enormi difficoltà. La prima notte ha visto nove famiglie costrette a rimanere fuori casa, sei di questi nuclei sono rientrati nelle loro stanze, dopo che i pompieri e i muratori hanno verificato l’assenza di rischi.
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Tre famiglie, però, quelle dell’edificio semidistrutto da cui si è generato il rogo, sono ancora senza un tetto. E si trovano a confrontarsi con la perdita di buona parte della loro vita, dagli oggetti ai ricordi ai beni preziosi. Stringeva il cuore vedere donne e uomini entrare e uscire dalle case, chi alla ricerca di qualche pezzo di arredo o vestiario sopravvissuto, chi per capire se e cosa fosse rimasto integro dopo la notte di fiamme. Attorno a loro, decine di persone, che hanno cercato in ogni modo di sostenerli e di fornire loro aiuto.
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La solidarietà era già partita a pieno ritmo mercoledì sera. I vicini di Ca’ de’ Rozzi si sono subito messi a completa disposizione, aprendo le loro porte e i loro armadi. Nessuna delle famiglie coinvolte nell’incendio ha faticato a trovare una sistemazione, né per le prime ore di allerta né per passare l’intera nottata.
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Alessandro Montipò, che vive proprio di fianco alla palazzina devastata, racconta: «Una bimba di una delle famiglie aveva la febbre alta. Cosa dovevo fare? Li ho fatti entrare e l’abbiamo sistemata sul divano, così stava al caldo e tranquilla». Anche lui, come tutti quanti, è rimasto sorpreso: «Siamo a pochi metri, ma non ci eravamo accorti di nulla. Poi mio figlio, che vive sopra di noi, è sceso avvisandoci delle fiamme, siamo usciti e abbiamo dato una mano». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.10716072:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/01/22/news/casa-a-fuoco-evacuate-venti-persone-1.10716072]]
Marco Dallari, consigliere comunale di opposizione che vive poco lontano, è rimasto a Ca’ de’ Rozzi tutta la sera, e verso le 22 è arrivato anche il sindaco Giorgio Bedeschi, da allora costantemente impegnato in zona. Un bel momento, pur all’interno di ore durissime. E non ancora concluse.
Oscar Castagnetti, la moglie e la figlia hanno perso praticamente tutto, e non è un modo di dire: «Non siamo riusciti a portare fuori quasi nulla, abbiamo visto le fiamme, e dopo aver dato l’allarme siamo usciti in tutta fretta», spiega. Un poco meglio è andata a Emanuele Reverberi, che vive in una delle case laterali con la propria compagna: è un musicista molto conosciuto nel Reggiano, suona con i Giardini di Mirò e il leader della Banda di Quartiere; per lui gli strumenti musicali non sono solo una passione, sono la vita. È riuscito a tirarli fuori prima che l’appartamento venisse sigillato, così come molti vestiti.
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Fra libri e dischi, però, tanti ricordi e oggetti preziosi sono rimasti all’interno, e la sua speranza è che il fumo e l’acqua non li abbiano intaccati. Luca Bonacini teme di dover dire addio a tutti i suoi beni, visto che non aveva potuto agguantare alcunché, a parte qualche vestito pesante per proteggersi dal maltempo.
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