I residenti:«Adesso basta prenderci per i fondelli»
Il nuovo stralcio prevede un prolungamento solo fino alla Rete Due a Cavazzoli ma chi vive da Pieve a Calerno non ci sta: «Adesso abbiamo perso la pazienza»
REGGIO EMILIA. I lavori per il nuovo stralcio della tangenziale nord non sono ancora iniziati, e c’è già chi – a ragione – storce il naso.
Se è vero che finalmente si farà un passo avanti nella realizzazione dell’anello viario della città, prolungando l’attuale tangenziale da via dei Gonzaga fino alla rotonda di Rete Due a Cavazzoli, è pur vero che gli abitanti di Pieve, Cella, Cadè, Gaida e Calerno continueranno ad avere a che fare con lo smog, l’inquinamento e soprattutto il traffico della via Emilia.
Il progetto finora approvato, infatti, prevede che dopo aver terminato il raccordo tra Sesso e Cavazzoli (che sarà lungo 1.6 chilometri, permetterà di scavalcare via dei Gonzaga e il Crostolo e costerà 71 milioni di euro) i lavori proseguano fino a Corte Tegge.
Ma dopo questa prosecuzione – che sarà lunga 4.8 chilometri, permetterà di arrivare a Corte Tegge bypassando Pieve Modolena e costerà 114 milioni di euro – ci si arresterà.
«Non solo siamo in ritardo di cinquant’anni con la realizzazione della tangenziale nord – commenta assai arrabbiato Oscar Friggeri, residente a Villa Gaida – ma adesso la fanno fermare a Cavazzoli, in prossimità della rotonda di Rete Due. Dicono che dopo il primo stralcio dei lavori ci sarà il secondo e la tangenziale arriverà fino a Corte Tegge – continua Friggeri– ma se dopo i primi lavori passano duemila anni a cosa serve? Meno male che la via Emilia l’hanno costruita gli antichi romani, altrimenti saremmo ancora qui a pensare a come farla».
È ormai da decenni, in effetti, che gli abitanti di Pieve, Cella, Cadè, Gaida fino a Calerno si sentono ripetere promesse sulla realizzazione della tangenziale nord e della via Emilia Bis e, adesso, sono in molti ad aver perso la pazienza.
«È dagli anni Ottanta che si parla del primo stralcio della tangenziale – conferma a ruota Gianni Fabbi – e ci avevano addirittura promesso una strada a quattro corsie. Infatti il sovrappasso che c’è in via Tien An Men, all’altezza della Lombardini, è molto più largo della strada. Poi, vista la vicinanza al centro della città, hanno deciso di non superare le due corsie. Ma adesso basta – prosegue – è ora di fare una tangenziale che finisca a Calerno e si colleghi alla tangenziale di Sant’Ilario d’Enza. Non possono prenderci in giro ancora. Che almeno facciano il progetto».
«Io abito a Masone – gli fa eco Nello Bigi – ma vengo spesso a Pieve per accompagnare mia moglie a fare delle cure. Paradossalmente ci metto meno tempo a fare tutta la tangenziale rispetto ai pochi chilometri di via Tien An Men. È una situazione insostenibile». «Io invece – aggiunge Friggeri più agguerrito che mai – per venire a Pieve da Gaida faccio la via Emilia fino a Cella, poi, per evitare di bloccarmi nel traffico, passo per Roncocesi, volto in via Hiroshima e torno su dal Meridiana. È allucinante».
Nessuno, insomma, mette in discussione l’importanza di questi primi due stralci – che, come affermato dal viceministro a Infrastrutture e Trasporti Riccardo Nencini, «dopo anni di stallo sbloccheranno il completamento di un’opera infrastrutturale importantissima non solo per la comunicazione viaria della città, ma per l’intero quadrante economico italiano» – ma in tanti sottolineano che quanto finora progettato non servirà a migliorare la vita di chi abita e lavora nelle frazioni che sorgono sulla via Emilia.
C’è addirittura chi, come Giovanni Sacchetti, si è rassegnato ad avere a che fare con «persone che non capiscono niente e che spendono soldi dove non serve». «È mai possibile che a Reggio tutte le strade facciano schifo, mentre nelle altre città sono belle e senza buche?», si chiede.
«Io per lavoro giro molto – spiega da parte sua Elio Galeotti – e quindi so che più le strade sono scorrevoli e meglio è. Purtroppo, a Reggio, prima hanno costruito le case e poi le strade, mentre invece avrebbe avuto più senso costruire le strade, dritte e scorrevoli, e poi ricrearci attorno i quartieri. Si sarebbero risparmiati molti problemi».
D’altronde, come un altro cittadino ha fatto notare, «la tangenziale si dovrebbe realizzare con un compasso, attorno al centro della città. E dato che è un’opera di interesse pubblico, tutti dovrebbero accettarla, tollerando espropri e demolizioni».
«Io, tutto sommato, penso che sia una bella cosa che abbiano dato il via a questi primi due stralci della tangenziale – conclude Elio Melli, l’unico parzialmente soddisfatto – ma l’unica cosa che avrei voluto è che lo comunicassero per tempo ai proprietari dei terreni su cui la costruiranno. Va bene espropriare, ma almeno potevano avvertirci».
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