Mercatone, Rubiera con il fiato sospeso
Ieri l’assemblea dei lavoratori all’indomani della richiesta aziendale di concordato preventivo
RUBIERA. L'incertezza è l'unica costante. Un ossimoro che mantiene alte tensioni e preoccupazioni dei lavoratori del Mercatone Uno, compreso lo storico punto vendita di Rubiera, dopo l'annuncio del concordato preventivo per la catena di negozi di arredamento. La decisione della società imolese dopo anni di difficoltà e di costante calo degli utili e delle vendite, che hanno fiaccato un marchio diffuso in tutta Italia, con 3.700 dipendenti. L'annuncio dell'avvio della procedura concorsuale, che punta a trovare un accordo con i creditori e a una ristrutturazione aziendale per evitare il fallimento, è arrivato a sorpresa per le stesse maestranze. Già dal 2014 le sofferenze erano chiare, come si è visto anche nel reggiano con la chiusura del punto vendita di Calerno. Il concordato però è una mazzata ulteriore, perché – l'esperienza degli ultimi anni lo conferma – anche se il percorso andrà a buon fine saranno inevitabili tagli e riduzioni delle maestranze. Con le conseguenti incertezze anche sulle coperture: i lavoratori di Calerno sono già in cassa integrazione da tempo, e quelli di Rubiera si trovano invece con il contratto di solidarietà: una modalità solidale per cui ogni lavoratore accetta una riduzione dell'orario e di conseguenza dello stipendio, così che allo stesso tempo tutte le maestranze possano comunque rimanere attive. Qualche motivo per sorridere, pur in questo quadro piuttosto fosco, lo si può trovare. Il negozio rubierese è da sempre uno dei più produttivi e frequentati dell'intera catena, i numeri sono comunque positivi e – almeno in linea teorica – vi sono sicuramente altri punti vendita su cui intervenire prima di quello sullo via Emilia. Di certezze però proprio non ve ne sono, e anche i ventilati nuovi soci per l'azienda per oggi rimangono solo ipotesi. Ieri si è tenuta un'assemblea dei lavoratori rubieresi con i loro rappresentanti sindacali, per un'analisi della situazione all'oggi. Certo non sono uscite grandi certezze, visto che non ve ne sono neppure a livello dell'intera Italia, ma quantomeno è arrivato un momento di confronto e di chiarimento. Anche se appunto la distanza dal luogo decisionale è ampia: il dialogo con la proprietà verrà seguito dai sindacati nazionali o forse dalla delegazione regionale di Bologna. (adr.ar.)
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