I primi cinquant’anni del Santa Maria Nuova
Presentate le iniziative con cui sarà festeggiato il compleanno dell’ospedale Obiettivo legare memoria e identità e raccontare mezzo secolo di storie
REGGIO EMILIA. L’Arcispedale di Reggio con il programma presentato ieri per celebrare il 50° anniversario dell’inaugurazione, (avvenuta il 15 maggio1965), non intende narrare solo la sua storia e soprattutto non vuole farlo. Ha scelto di raccontare i cinquant’anni di un ospedale che sono profondamente parte della crescita sociale e culturale di una comunità come quella reggiana in cui nel sentire comune la sanità è pubblica e si fida del suo ospedale. E sul quale ha investito, creduto, scommesso e continua a farlo. Con un approccio che esula dall’autocelebrazione e dall’ autocompiacimento.
Ieri il direttore generale Ivan Trenti, a fianco il sindaco di Reggio Luca Vecchi e il presidente della Provincia Giammaria Manghi, ha accuratamente evitato ogni rischio. Ha scelto la strada dei numeri e delle cifre per ripercorrere in pochi minuti una lunga storia che ha visto il Santa Maria Nuova nascere e crescere, ampliarsi, fino a diventare nel 2011 Istituto di ricerca (Irccs) e a ottenere nel 2014 l’accreditamento Oeci , che l’inserisce tra i centri di riferimento europei per la diagnosi e la cura delle malattie oncologiche.
Una storia che parte da quando subito dopo il bombardamento che nel 1945 danneggiò l’ospedale (che allora era in via Dante) e vide i due fratelli Alfredo e Durante Gallinari donare 150 milioni di lire per costruire, dissero, “l’ospedale più bello e moderno d’Italia”. I primi di una lunga lista di diciotto benefattori tra Istituzioni, enti, banche e cittadini che sono ricordati sulla lapide nell’atrio dell’Arcispedale e che hanno avviato quel rapporto di fiducia e collaborazione poi raccolto e portato avanti da tanti altri. Come negli ultimi anni dalla Fondazione Manodori, le associazioni di volontariato e i cittadini che hanno contribuito e raccolto fondi per acquistare macchinari e tecnologie per mantenere il nostro Arcispedale all’avanguardia. O per realizzare il Core (che sarà inaugurato entro l’anno) in cui muri e tecnologie si incrociano, o acquistare in nuovo acceleratore lineare per la cura dei tumori e in futuro, probabilmente, il Mire.
Un azienda sanitaria che negli anni è cresciuta non solo per dimensioni e tecnologia (con una dotazione di 87 milioni di euro), ma ha saputo, ha sottolineato Trenti, «mantenere e far crescere il saldo e stretto legame con la sua comunità». Un rapporto che, ha fatto dire al sindaco Luca Vecchi, «fa della fiducia e della credibilità il suo tratto distintivo». Il presidente della Provincia Giammaria Manghi è partito invece dall’eccellenza raggiunta dalla sanità reggiana «a cui si è aggiunta - ha rimarcato - la capacità di renderla non un traguardo ma una concezione dinamica, con l’Arcispedale che ha saputo legarsi strettamente a tutto il territorio provinciale». L’obiettivo di un appuntamento lungo sei mesi, punteggiato da una decina di eventi, è quello di «legare memoria e identità», ha spiegato Irene Marcello (che coordinerà la comunicazione e gli appuntamenti) sintetizzati nel messaggio “50 anni di storie in comune”.
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