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«Volevano dimetterlo, invece è morto»

«Volevano dimetterlo, invece è morto»

Il figlio ripercorre le ultime ore del 64enne: «I medici ci tranquillizzavano mentre mio padre urlava la sua disperazione»

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REGGIO EMILIA. Le ultime, drammatiche, ore di vita del 64enne Antonio Montalbano, morto dopo essere stato operato al cuore.

Dall’8 gennaio scorso le stanno ripercorrendo i familiari, perchè non riescono a capacitarsi di quanto accaduto all’ospedale Santa Maria. Anche ieri si sono confrontati con gli avvocati (Mauro Intagliata e Francesco Tazzari) a cui si sono rivolti per avere tutela legale in una vicenda che ora un’inchiesta in procura sta cercando di ricostruire. C’è soprattutto un aspetto che sgomenta la famiglia: «Sapevamo che mio padre stava male – dice il figlio Davide Montalbano – eppure il medico ci ha rassicurato, dicendoci che nel primo pomeriggio l’avrebbero dimesso, invece poche ore dopo è morto...». Ieri è arrivato il nulla-osta per i funerali rilasciato dal pm Maria Rita Pantani che indaga sul caso: l’autopsia è stata effettuata, ci vorranno due mesi per leggere le valutazioni del medico legale Lorenzo Marinelli sulle cause del decesso. Dopo il funerale (che si terrà lunedì alle 15.45 nella cappella del Santa Maria) la salma sarà cremata e poi le ceneri del fruttivendolo riposeranno nel cimitero di San Maurizio. I principali “passaggi” di questa triste storia ormai si conoscono: il 64enne che la mattina del 7 gennaio è colto da infarto mentre si trova al mercato orofrutticolo, l’intervento del 118 allertato dai familiari che hanno subito raggiunto il congiunto, il trasferimento d’urgenza in ospedale, l’operazione al cuore (intorno alle 13.30) con l’impianto di un pacemaker. Il giorno dopo la situazione precipita. I familiari non accusano nessuno, vogliono però capire che cos’è accaduto, perché non possono dimenticare l’affaticamento e le sofferenze prima apprese da Antonio al telefono dalla camera, poi quando moglie e figlio si sono precipitati nel reparto di cardiologia. «Mio papà diceva di aver dolore al braccio e al petto, sudava freddo, non aveva più appetito – prosegue Davide Montalbano – eppure siamo stati tranquillizzati da un medico, dicendo che una volta preparati gli incartamenti sarebbe stato dimesso nel primo pomeriggio».

In attesa delle dimissioni moglie e figlio attendono fuori dal reparto, ma intorno alle 16 s’inizia a delineare la tragedia. E qui diventa commovente il racconto del figlio: «E’ stato terribile perché abbiamo sentito all’improvviso un urlo, era mio padre che chiedeva aiuto, gridava che stava morendo. Che fossero emerse delle complicazioni ce l’ha poi detto un’ora dopo un dottore. Capimmo subito che era grave, che stavano cercando di salvarlo. Poco dopo ci è stato detto che non ce l’aveva fatta». L’autopsia ha chiarito che l’esplosione dell’aorta ha causato la morte ed ora il pm Pantani vuole capire se la scelta dell’impianto di un pacemaker sia stata o meno corretta in una situazione clinica così delicata.(t.s.)

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