Anche i centri sociali reggiani coinvolti negli scontri di Cremona
«Una prova di forza voluta dopo l’aggressione di CasaPound»
REGGIO EMILIA. Cinque auto partite da Reggio Emilia, più altre decine di persone arrivate dal resto della provincia. Anche i militanti del laboratorio Aq16 e dei centri sociali reggiani erano fra i migliaia manifestanti che sabato pomeriggio hanno partecipato al corteo per Emilio Visigalli, aggredito subito dopo l’incontro di calcio Cremona-Mantova da esponenti di Casa Pound e tuttora ricoverato in gravissime condizioni per lesioni al capo.
Una manifestazione caratterizzata da tafferugli fra gli attivisti e le forze dell’ordine, che ora starebbero visionando i filmati per individuare i responsabili dei disordini. Lanci di bottiglie e sassi da parte dei manifestanti, ai quali dalla polizia hanno risposto con un lancio di lacrimogeni.
I manifestanti reggiani si sono incontrati intorno alle 13.30, nel Laboratorio AQ16, al parcheggio ex-Foro Boario, insieme agli attivisti di Casa Bettola. Una volta a Cremona, l’incontro con gli altri reggiani e con i centri sociali provenienti dal resto della regione. E proprio i reggiani presenti a Cremona smentiscono le ricostruzioni che vogliono i black bloc all’origine dei tafferugli.
«Ci hanno lanciato più di cinquecento candelotti di lacrimogeni – afferma un militante di Aq16 – hanno subito voluto far passare per uno scontro fra ultras quello che in realtà è stata un’aggressione meschina di Casa Pound. Per questo siamo andati tutti a Cremona con un chiaro obiettivo: far sentire la nostra voce. In Italia e in Europa ci sono troppe squadre fasciste. Per questo motivo il corteo è stato una prova di forza voluta: volevamo arrivare alla sede di Casa Pound. Bisognava dare un segnale».
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