Scommesse, slot e sale Vlt così se ne va il 6% del pil
La nostra provincia nella spesa per il gioco è seconda in regione soltanto a Rimini Il Comune ha adottato misure urbanistiche per fermare l’industria del gioco
REGGIO EMILIA. «Siamo l’unico Comune in Italia ad aver intrapreso questa strada, ma è una battaglia durissima, contro autentiche potenze mondiali». Alex Pratissoli, assessore alla rigenerazione urbana del Comune di Reggio mi mostra l’home page di un sito tematico. Si occupa di gioco, sale vlt, scommesse. «Mi hanno appena contattato, hanno saputo della strada che abbiamo intrapreso e vogliono saperne di più». Basta guardare i banner di quel sito per intuire da che parte stia, in quella che Pratissoli ha definito una battaglia durissima.
IL CASO GOLDBET. Una battaglia che il Comune sta combattendo, ad esempio contro la sala scommesse GoldBet di viale Regina Margherita. Una battaglia che ha portato il Comune a presentare alla Procura della repubblica un esposto contro quello che per il Comune è un abuso edilizio sotto tutti i punti di vista: quella sala scommesse lì, a poche decine di metri dal più importante polo scolastico cittadino, non ci può stare.
Una posizione netta, che però, non significa automaticamente la chiusura della sala. «Perché se è vero che le nostre normative sono all'avanguardia in Italia - spiega l'assessore - è pur vero che siamo sempre di fronte a un abuso edilizio». Immaginate la costruzione di una palazzina su un terreno destinato ad uso agricolo. I vigili urbani escono, accertano l'abuso e parte un iter che può durare diversi anni prima che venga emessa una parola definitiva.
«E fin tanto che ciò non avviene - ammette l'assessore - la sala scommesse resta aperta». E la società che la gestisce fa utili, il suo business non si arresta. E non parliamo di un business da poche migliaia di euro. Perché quasi tutti i gestori di queste sale possono permettersi di ricorrere fino all'ultimo grado di giudizio, anche mettendo in conto una sconfitta. Che però arriverà quando la Sala avrà già raccolto moltissimo denaro. Talmente tanto da far apparire un'inezia la parcella dello studio legale.
QUALCHE NUMERO. Nel 2012 le slot e vlt presenti sulla nostra provincia erano 3605 che su 522468 abitanti equivalgono a 0,69 macchine ogni 100 abitanti. Secondo gli ultimi dati resi disponibili dai Monopoli di Stato (2013), a Reggio la situazione è da tempo oltre il livello di guardia. Nel 2012 a Reggio Emilia si sono giocati 760 milioni di euro equivalenti al 5,62% del Pil provinciale: dopo Rimini che ha 6,07% per via dei turisti estivi, la nostra è l’unica provincia in Emilia Romagna ad avere un valore così alto rispetto al Pil, seguono Modena 5,03, Parma 5,02%, Ferrara 4,98, Forli-Cesena 4,32, Bologna 4,14, Ravenna 4,05, Piacenza 3,84%. Per quanto riguarda la pesa procapite in provincia per il gioco d’azzardo Reggio è la sesta in italia, preceduta da Pavia (2.433 euro), Como (1511), Teramo (1302), Rimini (1251), Savona (1209). A Reggio nel 2012 la spesa è stata di 1.168 euro.
ARGINARE IL FENOMENO. Si tratta di numeri che danno comunque l'idea di una industria assolutamente florida, anche da noi, dove il Comune sta cercando in tutti i modi di arginare il fenomeno: «Le nuove norme che abbiamo adottato - spiega ancora Pratissoli - sono importanti per il loro valore deterrente. Lo si capisce dall'attenzione di cui gode, da qualche tempo a questa parte il nostro Comune da parte di siti e mezzi di comunicazione legati a questo mondo. Vogliono capire che carte abbiamo prima di mettersi al tavolo con noi».
E se da un lato, questa battaglia assomiglia molto a quella di un impavido Don Chisciotte, è anche vero che qualcosa sta lentamente cambiando. In Europa, ad esempio: è di questi giorni un importante pronunciamento della Corte di giustizia europea che ha emesso una sentenza contro la Stanley Internetional Betting che gestisce i cosiddetti centri di trasmissione dati che consentono di scommettere all'estero dal pc di casa. Una sentenza in cui si dice che lo Stato può vietare in parte o totalmente il gioco d’azzardo limitandolo con “modalità di controllo più rigorose” negli interessi “quali la tutela dei consumatori nonché la prevenzione delle frodi e dell’incitamento dei cittadini a spese eccessive legate al gioco».
Da chi quotidianamente si batte per tenere sotto controllo il dilagare di sale slot, centri di raccolta scommesse e sale vlt questa sentenza è ritenuta molto importante perché molti ricorsi al Tar che facevano i gestori contro le ordinanze dei Comune puntavano proprio sul fatto che l'attività di questi centri venisse qualificata come una banalissima attività commerciale.
SENTENZA IMPORTANTE. E' il caso di Matteo Iori, presidente del Conagga, il coordinamento nazionale delle associazioni che si battono contro i guasti derivati dal gioco d'azzardo, che sottolinea come per la prima volta anche la Corte di giustizia europea sembra abbia mutato il proprio parere su determinate situazioni: «Finora infatti - spiega Iori - molti dei ricorsi venivano vinti dalle società che gestiscono queste sale puntavano proprio sul fatto che la Corte riconosceva loro lo status di normale attività commerciale e, come tale, non soggetta a vincoli o restrizioni».
Anche questo recentissimo pronunciamento - datato 22 gennaio - potrebbe dunque fungere da deterrente all'apertura di nuove sale. Mentre le altre continuano - imperterrite o quasi - a macinare soldi, per nulla spaventate dalle battaglie legali che devono intraprendere: «Ultimamente - spiega ancora Iori - queste società, prevalentemente si tratta di multinazionali con sede e capitali all'estero, hanno addirittura alzato il tiro, spingendosi fino a denunciare le persone fisiche che compiono i controlli o semplicemente eseguono provvedimenti amministrativi, puntando a dimostrare che l'iniziativa di questo o quel comune ha prodotto a una libera attività commerciale un considerevole danno erariale».
IL RUOLO DELLO STATO. Invero, in questa lotta, anche lo Stato dovrebbe avere un ruolo, al di là di quello di esattore.
Spiega Iori: «Grazie al grimaldello della cosìddetta libertà di impresa commerciale, molte di queste multinazionali, perlopiù con sede legale a Malta o in Inghilterra, non hanno nemmeno la concessione dello Stato, come accade, ad esempio per Lottomatica e gli altri gruppi italiani. Anche per questo - conclude il presidente della Associazione Papa Giovanni XXIII - non devono sottostare a deteminate norme. A loro basta trovare in loco un piccolo imprenditore che voglia aprire, sapendo che potrà contare, tra le altre cose, su un supporto legale che non teme avversari, almeno in termini di potenza di fuoco economica».
E lo Stato? «Lo Stato incassa - dice Iori - senza riversare nessuna risorsa economica ad hoc sugli enti locali che invece devono poi pagare il conto in termini di degrado dei quartieri, sicurezza e patologie da curare». Invero, a Reggio, l'obiettivo del Comune è quello di coinvolgere quanti più soggetti possibili in questa lotta, a prima vista ad armi impari. E nei prossimi giorni, sono in programma degli incontri tra i vertici delle forze dell'ordine, sotto il coordinamento del prefetto di Reggio Raffaele Ruberto, per fare il punto della situazione e magari mettere in campo azioni congiunte come è già accaduto per altre emergenze, da quelle del degrado in alcune zone della città, a quella dei profughi.
massimosesena
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