Le Officine Reggiane sulla rivista Abitare
Dal disuso al riuso, stabilimenti abbandonati ritornano alla vita attraverso il lavoro di artisti e writers. Il caso dell'ex fabbrica di Reggio Emilia
REGGIO EMILIA. E le chiamano fabbriche d'arte. "Un gigantesco spazio in disuso di oltre 250mila metri quadrati, che comprende una ventina di capannoni (di cui uno trasformato, nel 2014, nel Tecnopolo Comunale), tre palazzine e vaste aree verdi, è una galleria d’arte contemporanea: i primi graffiti, del 2012, sono firmati da Gas, Rhiot, PsikoPatik, Collettivo Fx, Caker e Goblin, tra i più noti writers del nord Italia. Sono stati loro a coinvolgere molti altri artisti, tanto che ora le opere esposte sono più di mille. Le ha celebrate anche il cantante Ligabue, nel video Il muro del suono, girato nel 2014".
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"Siamo a Reggio Emilia, alle ex Officine Reggiane, nate nel primo Novecento e chiuse nel 2009, note per la produzione di vagoni ferroviari, gru portuali e cacciabombardieri; sono state leader mondiali del settore fino agli anni 80, mentre all’inizio dei 50 si è svolta qui la più lunga lotta sindacale italiana": così il sito di Abitare, che in questo servizio a firma di Gabriella Kuruvilla racconta - anche per immagini - il raporto tra archeologia industriale e street-art.
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