Gazzetta di Reggio

Reggio

focus economia

Tute e maschere antigas escono dalla Kasco

di Roberto Fontanili
Tute e maschere antigas escono dalla Kasco

L’azienda conta meno di 10 dipendenti e un fatturato di oltre un milione l’anno; presto la realizzazione di una barella per il trasporto in aereo dei malati di Ebola

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Una realtà medio piccola - se per piccola s’intende un’azienda con meno di dieci dipendenti ma che fattura oltre un milione d euro l’anno – in un mercato in cui i colossi multinazionali la fanno da padrone. Un’azienda che ha fondato il suo successo sulla qualità e la sicurezza dei prodotti e sull’export, che oggi vale l’80% della produzione annua. Trovare la Kasco, in via Romania a Pieve Modolena, confusa com’è in una teoria di capannoni tutti uguali, non è facilissimo. Ma varcato il cancello dell’azienda si scopre una realtà in cui non è la parte produttiva a farla da padrone, ma ricerca, innovazione e i moderni laboratori destinati al controllo qualità e ai crash test. E’ lì che nascono caschi protettivi, maschere antigas, filtri, tute, occhiali, guanti, indossati da manichini che sembrano tante astronaute come Samantha Cristofoletti. Kasco produce tutto ciò che serve per difendersi da antiparassitari e pesticidi in campagna o nelle serre, ma anche dall’amianto e dall’ebola. Il biomedicale è l’ultima sfida, e sta collaborando con un’azienda di Concordia per realizzare una barella per il trasporto in aereo dei pazienti che hanno contratto l’ebola.

Kasco è nata nel 1977 dall’intuizione di quattro amici che sviluppano l’idea di proteggere vie respiratorie, testa, occhi e viso. Si chiamano dispositivi di protezione individuale, in realtà sono gli strumenti per difendere la propria e l’altrui vita. L’azienda negli anni ha attraversato cambi societari (negli anni ’90 due dei soci che hanno lasciato) e nel 2012 è arrivato l’inevitabile cambio generazionale. Al posto di Alberto Iotti ed Enzo Silingardi, i due storici fondatori, oggi alla guida ci sono le due figlie Silvia Iotti e Marzia Silingardi, affiancate dai rispettivi mariti Corrado Manelli e Davide Vezzadini. Un ricambio che ha portato a una riorganizzazione aziendale, una maggior attenzione alle risorse umane e poi all’e-commerce e al web, che assieme all’export e al mercato interno sono i canali su cui si muove l’azienda, che produce il 75% del fatturato con i prodotti per l’agricoltura e il resto per l’industria. A Pieve Modolena nascono dispositivi che proteggono tutto il corpo con materiali leggeri e resistenti, esteticamente accattivanti e sicuri. Un percorso in costante crescita dal 1977 proprio grazie all’export. Già dagli anni ’80 Kasco è presente nel nord Europa e in Francia, poi Canada, Australia e Usa. In Italia invece, dove si scontavano ritardi normativi e culturali superati solo con la legge 626 sulla sicurezza sui posti di lavoro, il percorso è stato in salita. «Fino a quando i giovani hanno capito l’importanza di proteggere se stessi» dicono le due titolari, spiegando che «oggi l’azienda collabora con enti di formazione e affianca i rivenditori con corsi rivolti agli utenti finali. Un percorso che consente di progettare i nostri dispositivi in base alle esigenze degli utilizzatori e di evolverci costantemente». L’altra scelta strategica è stata la qualità, spiegano Silvia Iotti e Marzia Silingardi. «Per questo progettazione, assemblaggio, collaudi e spedizione sono fatti internamente e ci rivolgiamo ad altre aziende locali per il resto. Anche a costo di perdere qualche contratto, perché non vogliamo competere sul prezzo ma sulla qualità». Una strada che ha dato soddisfazioni, a partire dalla fornitura a Fs di kit per lo smaltimento dell’amianto nelle carrozze ferroviarie. O quando Francesco Moser è sceso dal Trentino per acquistare la maschera e la tuta che indossa quando lavora nella vigna di famiglia.

Nell’ultimo periodo Kasco è entrata nel settore biomedicale fornendo, come nel caso della barella per i pazienti con ebola, il sistema di elettroventilazione con le forniture a ospedali e case di cura. «Siamo e rimaniamo un’azienda di nicchia che si confronta con le multinazionali e ci piace pensare di essere un po’ la Ferrari del settore», concludono con un timido sorriso Silvia e Marzia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google