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Due Ligabue recuperati dopo 17 anni

di Francesco Dondi
Due Ligabue recuperati dopo 17 anni

Rubati a Guastalla, sono stati trovati dai carabinieri a casa di un imprenditore modenese. Valgono 230 mila euro

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GUASTALLA. Per 17 anni sono state opere “fantasma”. Della loro esistenza ne erano a conoscenza soltanto il vecchio proprietario - derubato nel 1998 a Guastalla - alcuni ricettatori d’arte che nel tempo se le sono scambiate e i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, nel cui database - il più grande e dettagliato del mondo - i due quadri del pittore Antonio Ligabue erano finiti di diritto tra i principali ricercati.

L’impulso all’importante ritrovamento è arrivato da un’indagine avviata dal pubblico ministero Marco Imperato della Procura di Modena, che da tempo coordina le operazioni legate ai furti di opere d’arte nelle chiese.

Scontato abbinare l’inchiesta al furto del Guercino, avvenuta in agosto a Modena nella chiesa di San Vincenzo, ma sono talmente tanto le opere sottratte su commissione che appare riduttivo collegare l’operazione sui Ligabue con gli accertamenti sul più importante colpo sacrilego che Modena ricordi.

Ma le forze messe in campo per il Guercino hanno sicuramente aiutato, non fosse altro perché la scoperta è avvenuta anche grazie alle intercettazioni telefoniche, strumento indispensabile per mettere nel mirino gli esperti d’arte emiliani. E proprio monitorando un noto gallerista nostrano, i carabinieri - coordinati dal vice-comandante Tpc di Roma, Luigi Cortellessa e dal capitano nel nucleo regionale, Ciro Imperato - sono risaliti alle due costose opere d’arte. Si tratta di “Leopardo che azzanna gazzella”, olio su compensato di 47,3x64,8 centimetri, realizzato dal pittore nel biennio 1943-44 e “Cavaliere con paesaggio svizzero”, olio su faesite, dipinto leggermente più grande (67,7x64,5) e realizzato tra il 1954 e il ’55.

«L’indagine - tengono a precisare il procuratore aggiunto Lucia Musti e i due ufficiali dell’Arma - è ancora in corso e avrà sviluppi futuri, ma dopo 18 anni abbiamo potuto recuperare due importanti opere sottratte. La nostra soddisfazione non è dovuta soltanto al valore commerciale dei due quadri, ma anche all’importanza storico-culturale che negli anni hanno assunto le opere di Ligabue».

Sul mercato dei collezionisti, sostengono gli investigatori, il venditore avrebbe potuto incassare almeno 230mila euro, ma si sa che nel mondo dell’arte le quotazioni sono piuttosto aleatorie.

È invece certo che l’imprenditore presso cui i Ligabue sono stati ritrovati aveva appena pagato 115mila euro. Si tratta di un personaggio molto noto in Appennino, che a oggi non risulta indagato visto che i carabinieri propendono per la “buona fede” dell’incauto acquisto, ma sul quale sono in corso sia accertamenti fiscali poiché dovrà giustificare la disponibilità di tanto denaro sia penali in quanto “al momento di un così importante acquisto devo attrezzarmi a diligenza”, spiega il vice-comandante Cortellessa. Come a dire: prima di comprare quadri di un noto pittore è necessario accertarsi della loro lecita provenienza.

Nei guai, invece, sono finiti un importante gallerista emiliano (denunciato per truffa e ricettazione) ed un altro imprenditore, accusato di ricettazione, era stato lui infatti l’ultimo custode di “Cavaliere con paesaggio svizzero” e “Leopardo che azzanna gazzella”. Per rivenderli aveva preso contatto con l’esperto d’arte, che a sua volta aveva interessato il facoltoso compratore, raggirandolo.

Le intercettazioni hanno captato la trattativa, mettendo nero su bianco ogni fase, dall’approccio conoscitivo fino al saldo per l’acquisto. Addirittura c’era un accordo latente tra il gallerista e l’imprenditore appenninico: in caso di nuova vendita si sarebbero spartiti il guadagno maturato tra l’esborso iniziale e il prezzo di cessione.

Ma nel faldone dell’inchiesta potrebbero finire anche altri addetti ai lavori perché “riteniamo che i Ligabue non si siano mai spostati dall’Emilia, ma che siano passati spesso di mano tra collezionisti del posto”, concludono gli investigatori.

Stupore, a Guastalla (in cui era avvenuto il furto nel 1998, peraltro mai trapelato al di fuori della cerchia familiare dei derubati) e nella vicina Gualtieri (dove “Toni” visse) che si appresta a celebrarne il 50esimo della morte con diverse iniziative.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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