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Anche l'Emilia... tiene famiglia

Anche l'Emilia... tiene famiglia

Sull'ultimo numero dell'Espresso, Giovanni Tizian dipinge i tratti della 'ndrangheta autonoma emiliana della sua capacità di condizionare la politica e l'economia

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REGGIO EMILIA. “Adesso che la nebbia si dirada, le immagini diventano nitide. E i sospetti, quelli che “l’Espresso” denuncia da tre anni, si trasformano in provvedimenti giudiziari. Perché la mafa calabrese in Emilia Romagna è una vera potenza, capace di condizionare la vita politica ed economica della regione. Gettando le basi per un’avanzata che si è spinta ancora più a nord, cercando di abbracciare le fgure più importanti”.

Così Giovanni Tizian scrive sull’Espresso appena uscito nelle edicole, in un articolo dal titolo “Anche l’Emilia tiene famiglia”. Il sottotitolo recita così: “La ndrangheta ha messo radici. E punta ai politici. Dalla processione di delrio al pranzo con Tosi. Ecco l’inchiesta choc”.

Tizian parla della  ‘ndrangheta emiliana, che ha impiantato una cellula tra Modena e Piacenza come di  una sorte di sede “delocalizzata” della famiglia Grande Aracri di Cutro, “tra le più ricche e impunite, che sa essere violenta e spietata quando serve e allo stesso tempo ha dimostrato di avere spiccate doti manageriali e politiche nel sfruttare le occasioni di business”.

La holding criminale che ha base a Brescello, scrive l’Espresso,  conterebbe almeno seicento tra picciotti, militari e manager, tra la Calabria e l’Emilia. “Con un patrimonio societario e immobiliare che fattura milioni di euro: un «valore aggiunto» per gli imprenditori locali”

Il settimanale ricostruisce poi dell’incontro (registrato con le microspie) tra il sindaco Tosi di Verona e Antonio Gualtieri: “la mente imprenditoriale, secondo gli investigatori, del clan Grande Aracri”.

Torna poi a galla la processione del Santissimo crocifsso a Cutro, feudo calabrese dei Grande Aracri, con Graziano delrio – allora sindaco di Reggio – tra i partecipanti. Scrive Tizian: “Lui si è giustifcato spiegando che ha dovuto farlo perché Cutro e Reggio Emilia sono gemellati. Quindi, sostiene del Delrio, che l’evento coincidesse con il voto è puramente un caso. L’atteggiamento però non piaciuto ai magistrati: un ammini- stratore pubblico, secondo gli inquirenti, non può sottovalutare certe azioni dal forte valore simbolico per chi detiene il potere criminale su un territorio. Certo Delrio non era solo in quella processione”.

L’Espresso cita un uomo del Pd che avrebbe frequentato alcuni uomini di Nicolino Grande Aracri.

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