Clil, ora le materie si studiano in inglese
La legge lo prevede, già da quest’anno, nelle ultime classi delle superiori. E’ caccia ai docenti abilitati all’insegnamento
REGGIO EMILIA. Hanno preso il via anche negli istituti superiori reggiani le lezioni di discipline non linguistiche (Dnl) in lingua straniera, secondo la metodologia Clil. L'insegnamento in inglese è previsto dalla riforma dell'ex-ministro dell'Istruzione Gelmini, divenuta legge con il decreto 89 del 2010. Vi si prevede che nelle classi terminali delle superiori, esclusi i professionali, siano trattate in inglese le materie di indirizzo (nei tecnici) e quelle non linguistiche (nei licei). Nei licei linguistici sono coinvolte anche le classi terze e quarte e si deve aggiungere l'insegnamento in una seconda lingua straniera. L'obiettivo era ambiziosissimo, essendo pochi i docenti con competenze adeguate. Soltanto l'anno scorso, quindi, si è incominciato ad avviare questo aspetto della riforma con la formazione preliminare dei docenti, affidata nella nostra provincia all'università di Modena e Reggio. Da maggio a dicembre si sono tenuti al liceo Moro tre corsi distinti secondo le competenze iniziali dei corsisti, C1 (che è la più alta), B2 e B1. Alla fine sono stati formati meno di novanta professori, di cui un terzo fermo al livello B1, che la legge considera insufficiente. Entro breve tempo tutti questi docenti dovranno completare la formazione. Tuttavia il fabbisogno di insegnanti adeguatamente formati supera le 150 unità. Nell'intera provincia sono interessate più di 110 classi quinte e una ventina di terze e quarte dell'indirizzo linguistico, per ciascuna delle quali sono richiesti due docenti.
Si sono già svolte le prime lezioni al liceo Ariosto Spallanzani, ma si procede a piccoli passi. Nella sezione classica si è da poco concluso lo svolgimento di un modulo di Fisica per un totale di due ore, dopo il quale è stata effettuata una verifica. Ma cosa ne pensano i dirigenti scolastici? Il dirigente scolastico del liceo Ariosto Spallanzani, la professoressa Maria Rosa Ferraroni, ribadisce le «difficoltà presenti e future nel realizzare una riforma di tale portata... L'utilità del progetto sarà visibile solo in futuro, quando l'organizzazione sarà maggiore e quando si avranno ulteriori indicazioni dal Ministero». Il collaboratore vicario del dirigente scolastico del liceo Moro, il professor Stefano Giudici, giudica positivamente l’esperienza. Nonostante concordi con il fatto che «non sia di facile attuazione e che richieda molto impegno», ha riscontrato grande disponibilità da parte dei docenti nel rimettersi in gioco e ritiene che «gli studenti potranno trarne benefici, soprattutto nel futuro sia universitario che lavorativo». Valerio Messori, dirigente dell'istituto Nobili, è ottimista: «Ho a disposizione - riferisce - cinque professori, due di meccanica, uno di storia, uno di elettrotecnica e uno di moda. Con un po' di straordinario, penso di coprire tutti gli indirizzi».
Numeri alla mano, tutto fa pensare che le scuole s'arrampicheranno sugli specchi affinchè gli studenti di tutte le classi possano seguire entro maggio l'insegnamento di una o due materie in lingua straniera secondo il modulo previsto, che è di circa venti ore. La maggior parte dovrà ricorrere a progetti che coinvolgano più classi o confidare nella disponibilità dei docenti formati a prestare lavoro straordinario anche in altre classi.(l.s.)-(g.p.)
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