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Don Pasquino, il prete della Resistenza

Don Pasquino, il prete della Resistenza

Domani le celebrazioni: 71 anni fa il sacerdote fu fucilato al poligono insieme ad altri otto antifascisti

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REGGIO EMILIA. Il 30 gennaio 1944, a poco più di un mese dall'uccisione dei sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri, nel poligono di tiro i fascisti repubblichini fucilarono don Pasquino Borghi e altri otto antifascisti: Ferruccio Battini, Romeo Benassi, Umberto Dodi, Dario Gaiti, Destino Giovannetti, Enrico Menozzi, Contardo Trentini ed Enrico Zambonini.

Il 71esimo anniversario dell'eccidio sarà ricordato domani, con un programma di iniziative promosse da Comune, Provincia, Istituto Alcide Cervi, Istoreco, associazioni partigiane Anpi, Alpi, Apc, Anppia e Comitato democratico costituzionale. Alle 10.30 nella Basilica della Ghiara messa in suffragio dei caduti; alle 11.15 deposizione di una corona in vicolo dei Servi; alle 11.30 al poligono di tiro di via Paterlini 17, omaggio ai caduti nel luogo dell'eccidio con gli interventi del sindaco Luca Vecchi, Orio Vergalli (Anpi) e del presidente dell'Alpi-Apc, Danilo Morini.

LA STORIA. Pasquino Borghi nacque a Bibbiano il 26 ottobre 1903 da una famiglia di contadini mezzadri. Nel 1930, ordinato sacerdote, partì per la missione comboniana di Torit, nel Sudan. Nel 1937 fece rientro in Italia per motivi di salute e nel 1938 entrò nella Certosa di Farneta (Lucca), ove prese i voti di certosino. Nel 1939 chiese la dispensa papale per ritornare alla vita sacerdotale "nel mondo", anche per poter aiutare la madre rimasta vedova e in povertà.

Nominato cappellano nella chiesa di Canolo (Correggio), assunse decisa posizione contro la guerra e la dittatura fascista. Dall'autunno 1943 fu parroco a Coriano-Tapignola di Villa Minozzo. Dopo l'8 settembre 1943, iniziò un'intensa attività di aiuto ai soldati italiani sbandati, ai prigionieri alleati fuggiti dai campi di internamento. Aderì alla Resistenza col nome di battaglia di Albertario. Il 21 gennaio 1944 venne arrestato dai militi della repubblica sociale, mentre sta dicendo l'omelia. Un milite lo schiaffeggiò e una maestra gli sputò sul viso. Don Pasquino venne incarcerato a Scandiano e poi, nell'ultima notte, trasferito nel carcere dei Servi a Reggio Emilia. Prima di essere fucilato subì percosse, torture e umiliazioni. Il 7 gennaio 1947 il Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, consegnò alla madre, Orsola Del Rio, la Medaglia d'oro al Valore alla memoria.

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