Poste, addio a tre uffici, altri 6 aperti solo a giorni alterni
La zona più penalizzata sarà ancora una volta la montagna. La Cisl: «L’azienda conferma di voler abbandonare il territorio»
REGGIO EMILIA. Sarà ancora una volta la montagna a patire il taglio e la chiusura di uffici postali. Secondo il piano industriale di Poste Italiane, nel Reggiano saranno tre gli uffici destinati alla chiusura e altri sei saranno “razionalizzati”, ovvero funzioneranno solo alcuni giorni la settimana. E saranno quelli in cui già ora è presente un solo operatore. Che sia la montagna (a cui si aggiunge in qualche caso la bassa) a essere interessata da questo nuovo taglio (che fa seguito alla chiusura di qualche mese orsono dell’ufficio di San Giovanni di Querciola), sono i numeri a dirlo.
Nella nostra provincia attualmente sono operativi 98 uffici postali, di questi circa il 20% è gestito da un solo operatore e se si eccettuano tre o quattro uffici dislocati nella zona del Po, tutti gli altri sono concentrati in Appennino. In tre casi si arriverà alla chiusura completa e in altri sei l’apertura sarà garantita a giorni alterni con lo stesso operatore che dovrà coprire più uffici.
Secondo il piano industriale – spiega Paolo Iotti segretario provinciale di Spl Cisl, il sindacato dei lavoratori postelegrafonici – «con questa scelta le Poste confermano di puntare alla finanza e di voler abbandonare il territorio. Solo nella nostra regione nel piano è prevista la chiusura di 53 uffici e la razionalizzazione di altri 34». Nessuna indicazione sulle località che si troveranno a breve privi dell’ufficio postale.
«Non ci sono stati comunicati gli uffici interessati da questa operazione _ aggiunge il segretario_ ma siamo preoccupati perché è la conferma dell’intenzione dell’ azienda di concentrarsi sulle zone ricche e abbandonare i territori più svantaggiati e economicamente più deboli. Sappiamo solo che saranno quelli con un solo operatore e che alla fine a pagare in termini di disservizio saranno ancora una volta le persone anziane e quelli che risiedono nelle località meno servite».
Il piano industriale presentato da Poste Italiane è stato definito dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, “irricevibile” preannunciando una serie di assemblee con i lavoratori, per poi arrivare al blocco degli straordinari e da ultimo allo sciopero nel caso l’azienda intenda andare avanti. Una battaglia che come in passato vedrà a fianco dei sindacati anche sindaci e amministratori locali com’è accaduto in passato evitando la chiusura di alcuni uffici postali nel reggiano.
«Da tempo _ conclude il segretario della Spl Cisl _ denunciamo questa situazione. Si parla di 20mila esuberi in quattro anni, mentre già ora c’è carenza di personale e gli operatori allo sportello operano con mezzi tecnologicamente superati che allungano i tempi del servizio. E sullo sfondo resta il problema della privatizzazione, con l’intenzione di collocare in Borsa il 40% delle azioni oggi in mano al Ministero del Tesoro».
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