Un “naso artificiale” per captare i cibi avariati
E’ stato creato nei laboratori del Dipartimento di Scienza della vita in via Kennedy Dopo il collaudo e il deposito del brevetto potrà essere impiegato su larga scala
REGGIO EMILIA. Quando mettete in tavola un prodotto prelevato dal frigorifero state attenti che non sia rancido, scaduto, andato male? Ebbene, fra qualche tempo non dovremo più avere questa preoccupazione. Il Dipartimento di Scienza della vita dell’ateneo reggiano-modenese ha infatti messo a punto un “naso in scatola”, un congegno elettronico capace di individuare la presenza di sostanze nocive, degradate, non più commestibili. La ricerca (nano wire) unica al mondo nel suo genere, si è concentrata su vari tipi di alimenti ed è stata condotta nei laboratori cittadini di Unimore, in via Kennedy, per conto di Ino (Istituto nazionale di ottica) e come punto di riferimento per il Cnr (Centro nazionale ricerche). Lo studio, realizzato grazie al sostegno di alcune imprese italiane, verrà presentato a marzo in una convention e illustrato a giugno, a Digione, al senato accademico internazionale. Dopo gli ultimi collaudi e il deposito del brevetto il “naso artificiale” potrà essere impiegato su larga scala. Ad esempio inserito negli elettrodomestici (frigorifero, forno a microonde, tostapane) che in tal modo riusciranno a segnalare la presenza di alterazioni.
«Il nostro compito - spiega il professor Andrea Pulvirenti docente di microbiologia alimentare che ha guidato l’operazione - è stato quello di istruire e allenare i sensori che fanno parte del congegno facendo loro testare e annusare una miriade di odori. In questo modo si è creata una memoria capace di individuare lo sviluppo microbiologico alimentare e scoprire le muffe che intaccano pane, formaggio, caffè ed altri prodotti, nonché gli enterobatteri che possono contaminare l’acqua. I nostri detector sono in grado di valutare rapidamente ogni campione velocizzando i controlli».
Con il professor Pulvirenti – un catanese quarantenne che dal 2000 è impegnato nella sede reggiana di Unimore – hanno operato la ricercatrice del Cnr Veronica Sberveglieri, la dottoranda Estefania Nunez Carmona e alcuni studenti che hanno scelto questo tema per la tesi. A completare l’importanza del risultato della ricerca c’è il costo modesto (poche decine di euro) del kit che compone il naso elettronico. «In futuro - anticipa infatti il professor Pulvirenti - dopo lo studio degli odori ci focalizzeremo sui sapori e cercheremo di creare anche una “lingua artificiale”. Tutto questo, naturalmente, se riusciremo a trovare i necessari sostegni economici».
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