Alla Rosta Nuova venti disabili in cerca di autonomia
Il progetto del Comune e della Fondazione "Durante e dopo di noi" prevede che le persone vadano a vivere da sole assistite dai servizi e "accolti" dal quartiere
REGGIO EMILIA. Cosa succede quando un intero quartiere di una città si trasforma in un luogo “ponte” dove le persone con disabilità possono sperimentare le regole del vivere sociale? La risposta è: l’inclusione sociale, in tutte le sue sfumature, può prendere forma e diventare realtà.
La città è Reggio Emilia, il quartiere è la Rosta Nuova. La sperimentazione, fortemente voluta dalla Fondazione durante e dopo di noi, si chiama “Palestra di vita e di autonomia”.Perché è verso l’autonomia che la Fondazione, in collaborazione con il Comune, l’Asp OSEA e l’Azienda USL di Reggio Emilia, vuole guidare le 20 persone con disabilità che prenderanno parte al progetto.
Potenziare l’autonomia e le abilità relazionali, lavorative e domestiche sarà possibile grazie al coinvolgimento diretto della famiglia, dei servizi del territorio e delle reti formali e informali con cui le persone con disabilità si relazionano quotidianamente nel quartiere e non solo.
Ma in cosa consiste “Palestra di vita e di autonomia”? Dopo una prima fase di conoscenza e progettazione individualizzata – condotta da un’équipe multidisciplinare composta da personale sociosanitario, dai familiari e da altre figure significative nel progetto di vita – finalizzata ad ascoltare esperienze, impressioni, disponibilità e desideri di ciascun partecipante, viene formulato un piano di interventi dove tutti gli attori saranno coinvolti in un cammino comune verso l’autonomia.
Venti persone con disabilità, selezionate dall’Unità di Valutazione Handicap dell’Ausl, saranno suddivise in piccoli gruppi omogenei per obiettivi e formati da massimo 4/5 componenti: ciascun gruppo, una volta a settimana, potrà sperimentare la permanenza, anche notturna, di qualche giorno al di fuori dell’ambiente domestico convivendo in un appartamento messo a disposizione da Asp OSEA in via Martiri di Belfiore, appositamente predisposto e allestito per le esigenze delle persone che lo abiteranno.
Grazie a un team di animatori - che sarà presente durante tutto il processo formativo di accompagnamento - e alla collaborazione del personale dei supermercati, dei negozi, della biblioteca e di tutti i luoghi di aggregazione del quartiere che decideranno di aderire al progetto, i componenti di ciascun gruppo potranno essere coinvolti appieno in “prove generali di vita” e svolgere tutte quelle attività quotidiane utili a potenziare la loro autonomia.
Il team degli operatori avrà anche il compito di monitorare la sperimentazione in ogni fase e, nel caso in cui fosse necessario, rimettere a punto il progetto in base alle esigenze che man mano potranno emergere.
Una sperimentazione ambiziosa che, oltre a permettere alle persone con disabilità di costruire un proprio progetto di vita autonomo al di fuori del contesto familiare, vuole misurare la capacità dell’intera comunità di prendersi in carico i soggetti più deboli.
Un progetto innovativo che vuole portare un importante cambio di paradigma: superare il concetto di assistenza per arrivare ad un’educazione all’autonomia. Una vera e propria palestra di vita che alleni i servizi, i familiari e tutti gli enti pubblici e privati del territorio per raggiungere la piena inclusione mettendo a punto prassi e metodologie di lavoro condivise.
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