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Baby prostituzione otto anni di carcere al protettore 30enne

REGGIO EMILIA. Ancora guai giudiziari per il rumeno 30enne Nicolay Laurentiu Nastase che è stato condannato a 8 anni di reclusione per induzione alla prostituzione e per il successivo sfruttamento ma...

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REGGIO EMILIA. Ancora guai giudiziari per il rumeno 30enne Nicolay Laurentiu Nastase che è stato condannato a 8 anni di reclusione per induzione alla prostituzione e per il successivo sfruttamento ma anche per l'induzione di giovani connazionali adulte ed anche dello sfruttamento ai danni di ragazzine minorenni.

Il 30enne nel dicembre del 2013 era già stato condannato a sette anni di carcere per lo sfruttamento di giovani costrette a prostituirsi sulla via Emilia verso Parma– da piazza Martiri dii Tien An Men fino all’ex discoteca Marabù – un'attività scoperta dalla squadra mobile nel febbraio dell'anno prima.

Ora queste nuove accuse per cui il pm Giulia Stignani ha chiesto una condanna complessiva a 9 anni di reclusione. La decisione della Corte – presieduta da Francesco Caruso – lo ha però assolto da alcuni capi d’imputazione.

Per cercare l'assoluzione perlomeno dalle accuse più importanti si è battuta l'avvocatessa bolognese Francesca Chiarini, che difende d'ufficio il rumeno.

La vicenda per la quale è stato condannato il 30enne si riferisce alla scoperta di un gruppo di giovani rumene che erano costrette ad esercitare la prostituzione in un edificio di via Dalmazia.

Assieme al Nastase, vennero accusati un altro rumeno e due donne (pure loro rumene) che hanno avuto vicende processuali diverse.

Le sfruttate dovevano dare 400 euro al giorno, indipendentemente dalla somma che riuscivano a realizzare, inoltre erano sistemate in due per ogni stanza e dovevano pagare un affitto settimanale di 500 euro.

Come in altre vicende analoghe, le ragazze erano state convinte a lasciare la Romania, dove le loro famiglie vivevano nell'indigenza, e di venire in Italia per trovare un lavoro normale.

Secondo gli inquirenti, infatti, alle ragazze “arruolate” veniva fatta la promessa generica di un lavoro, per poi pretendere di calarsi nei panni di prostitute, facendo l’uso di minacce e sevizie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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