Reggiano, produzione in leggera crescita
Dopo il calo degli anni scorsi si registra un +0,6% nel comprensorio. Listini in lieve rialzo, ma cala la domanda interna
REGGIO EMILIA. Nel 2014 il Parmigiano Reggiano prodotto nell’area comprensoriale è cresciuto dello 0,6%, dopo un calo pressoché analogo registrato nell’anno precedente. Più esattamente, sono state realizzate 3.297.723 forme corrispondenti ad un peso complessivo di 132.684 tonnellate. I caseifici impegnati, compresi quelli che hanno operato solo per una parte dell’anno, sono stati complessivamente 363 (erano 10 in più nel 2013). Di questi, quasi un terzo (esattamente 105) sono localizzati nelle aree di montagna ed hanno prodotto 716.166 forme pari ad una crescita dell’1,3%.
Nelle altre zone delle cinque province del comprensorio, l’incremento è stato dello 0,4%. Il risultato è una variazione superiore al mezzo punto dovuta in particolare ad un aumento del 3,1% in provincia di Modena e del 3% in quella di Bologna; più modeste le crescite di Mantova (+ 0,7%) e Reggio Emilia (+0,5%). Solo Parma, che nel 2013 aveva segnato un forte rialzo, ha il segno è negativo (-0,8%). Sul fronte delle quotazioni c’è da registrare, in gennaio, un lieve rialzo dei listini per i formaggio stagionato12 mesi; il recupero, rispetto alla media di tutto lo scorso anno, è di 10 centesimi. Dinamica analoga per lo stagionato 24 mesi, che è arrivato a quota 8,93 nella penultima seduta di gennaio. Negli unici due contratti pubblicati dalle sezioni provinciali riguardanti un lotto (il terzo) del 2013 il prezzo medio nominale si è però fermato a 7,48 euro. Aumentate nel frattempo le giacenze nei magazzini, dove al 31 dicembre 2014 risultavano quantitativi superiori del 2,8% che arrivano addirittura ad un più 7% rispetto alla stessa data dell’anno precedente, se si considera soltanto il Parmigiano Reggiano stagionato oltre 18 mesi. Tutto questo è il frutto di un calo dei consumi in Italia scesi del 2,2% nella distribuzione moderna e nei negozi del dettaglio tradizionale; più lieve la riduzione (-1,4%) negli iper e nei supermercati.
La flessione è comune a tutti i formaggi duri di latte bovino. Per finire con l’export che da gennaio a fine ottobre è salito del 2,9% ma non è riuscito a controbilanciare la riduzione della domanda interna. Rincuora l’affermazione nell’area della Comunità Europea dove le vendite hanno avuto un sobbalzo del 5,1% ed anche dai Paesi asiatici sono arrivati segnali confortanti. Ci sono però forti eccezioni. Ad esempio il mercato giapponese ha rallentato le importazioni sia di Parmigiano Reggiano che di Grana Padano ed anche nel Nord America i formaggi duri sono stati meno richiesti. Senza dimenticare l’embargo imposto dall’agosto 2014 da parte della Russia che, sia pur parzialmente, ha inciso sull’export.
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