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L'aria di Reggio ammorbata da ozono e polveri sottili

Massimo Sesena
L'aria di Reggio ammorbata da ozono e polveri sottili

La denuncia di Legambiente è impietosa: il nostro paese non è in regole con le direttive europee

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REGGIO EMILIA Malissimo per l’ozono, male per le polveri sottili e sottilissime e per il biossido di azoto. Tradotto per i non addetti significa l’inquinamento a Reggio Emilia, si adegua alle stagioni: d’inverno sono le polveri sottili a peggiorare la qualità dell’aria, d’estate o comunque nei mesi più caldi è l’ozono a preoccupare.

POLVERI SOTTILI. Nel rapporto “Mal’Aria 2014” di Legambiente la fotografia di Reggio e in generale di tutta la pianura padana è impietosa: per quanto riguarda le Pm10, Delle 91 città monitorate sono stati 43 i capoluogo di provincia in cui almeno una centralina ha superato il limite previsto per legge. La classifica di Legambiente vede ai primi posti le città di Torino (126 giorni di superamento), Napoli (120 giorni) e Frosinone (112 giorni), a confermare che l'inquinamento atmosferico è un problema che riguarda tutto la penisola italiana, dal nord al sud. Stesso trend e distribuzione riguardano le altre posizioni appena sotto al podio, che vedono rispettivamente Alessandria (92), Salerno (90), Benevento (89) e Vercelli (86). Non mancano le grandi città come Milano (81 giorni), Bologna (57), Firenze (46), Roma (41). Reggio in questo caso si piazza 25esima, con 56 sforamenti del limite fissato per legge (ovvero 50 microgrammi per metro cubo). Una situazione già preoccupante se si considera che la soglia di attenzione si raggiunge dopo 30 sforamenti nell’arco di un anno.

POLVERI SOTTILISSIME. Sono le cosiddette Pm 2,5: le più pericolose conosciute sinora perché a causa del loro diametro quattro volte più piccolo delle pm 10 riescono ad aggredire le vie aeree più profonde. I dati sul PM2,5 riportati di seguito sono relativi alle medie annuali del 2012 e riguardano 63 città (circa un terzo in più rispetto all'anno precedente in cui le informazioni disponibili e accessibili dai siti internet delle Arpa avevano permesso di monitorane solo 42). Di queste 63 capoluoghi, sono 17 (tutte città dell'area padana) quelli che hanno raggiunto o superato la media annuale prevista di 25 microgrammi/metro cubo. Cremona è la città con la centralina che ha registrato la concentrazione media annua di PM2,5 più alta (37microgrammi/mc), seguita da Monza (34microgrammi/mc) e Torino (33microgrammi/mc). A Reggio, la centralina di monitoraggio che è piazzata all’interno dell’ex San Lazzaro è poco al di sotto la soglia di attenzione: 23 microgrammi al metro cubo di media.

BIOSSIDO DI AZOTO. La concentrazione di questo inquinante che fa scattare il livello di guardia è 40 microgrammi per metro cubo. A quella soglia nell’anno da poco concluso sono arrivate Bologna (43) e Modena (40). Reggio è con i suoi 36 microgrammi/metro cubo è quarta dietro a Parma (37). Le situazioni peggiori tra le città monitorate si registrano a Firenze, Genova, Milano e Torino, che hanno avuto una media annua superiore ai 55 ?g/mc, seguite da Roma, Trieste, Pavia, Brescia e Como che hanno comunque superato il valore medio di 50 microgrammi.

OZONO.E’ l’inquinante che si manifesta nei mesi più caldi. E picchia su Reggio, come su tutta la pianura Padana. Il record di sforamenti in un anno (il 2014) spetta in Regione a Piacenza (74) ma Reggio è buona seconda con 69 giorni in cui l’ozono ha superato il livello di guardia. «Tra le grandi città - si legge nel rapporto di Legambiente - con un numero di abitanti superiore ai 200 mila, le situazioni peggiori si registrano a Padova (67), Bologna (64) e Firenze (59) che superano più del doppio il limite dei giorni consentiti. Sembra quindi che anche dal punto di vista del controllo delle emissioni di Ozono l'Italia non riesce a migliorare, allontanandosi ulteriormente dall'applicazione della direttiva europea che ne imponeva una drastica riduzione».

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