La crisi del Mercatone Uno è arrivata in Parlamento
Interrogazione presentata da 12 deputati (tra loro Antonella Incerti) ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico, 37 mila i dipendenti a rischio
RUBIERA. Mentre crescono l’incertezza e la paura sul futuro lavorativo dei dipendenti, finisce anche in parlamento la crisi del Mercatone Uno. A Rubiera c’è uno dei magazzini della catena che conta in totale 3700 assunti e 79 negozi, concentrati principalmente in Emilia e Veneto.
La situazione è molto complessa, il calo dei consumi e la difficiel situazione economica hanno provocato in pochi anni perdite stimate sui 425 milioni di euro, su un fatturato che nel 2015 ha sfiorato i 500 milioni di euro. E neppure l’utilizzo di contratti di solidarietà e altri ammortizzatori sociali è riuscito a frenare la discesa. Dodici deputati del Pd, fra cui la reggiana Antonella Incerti, hanno presentato un’interrogazione ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico dopo l’ufficialità della richiesta di concordato preventivo presentata dalla società con sede a Imola.
I parlamentari si dicono molto «preoccupati per la sorte della società, ma soprattutto per il destino dei 3700 addetti coinvolti» e chiedono un intervento diretto e forte dei due ministeri, con chiarimenti su «quali iniziative» abbiano in mente «al fine di accompagnare il gruppo attraverso un percorso di tutela dell’occupazione e di rilancio delle diverse realtà locali». Il tutto in una situazione molto difficile per i lavoratori, che hanno ricevuto pochissime comunicazioni sugli sviluppi e sul loro futuro.
La presentazione del concordato preventivo al tribunale di Bologna, non è stata anticipata alle maestranze, che l’hanno letta sui giornali, trovandosi di fronte a una brutta sorpresa. Anche le prime trattative fra proprietà e sindacati - che hanno indetto una mobilitazione nazionale - sono avvenute non sul territorio, ma ovviamente in un’unica sede. Inevitabile, ma pure questo distacco dei sindacati locali, a loro volta a corto di informazioni e soprattutto di possibilità di agire in maniera indipendente, non ha certo aumentato la serenità.
A Rubiera, unica sede reggiana rimasta attiva dopo la chiusura di quella di Calerno, i contatti fra dipendenti e rappresentanze sindacali, ma anche con gli amministratori pubblici, sono costanti e frequenti.
Tutti segnati dall’inquietudine su cosa accadrà. Il piano di ristrutturazione che dovrà essere presentato nel concordato preventivo per evitare il fallimento è ancora, per molti versi, un oggetto misterioso, ma è impossibile immaginare che non preveda chiusure di punti vendita e tagli del personale.
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