«Mattarella? Lo considero un fratello»
Pierluigi Castagnetti, ex vicepresidente della Camera: «Sarà il presidente di tutti, conquisterà anche Forza Italia»
REGGIO EMILIA. «Mattarella diventerà presto il presidente di tutti. Anche di Forza Italia che formalmente non gli ha concesso il consenso. Ma pure di Salvini e della Meloni che ieri l’hanno pubblicamente disconosciuto».
Il reggiano Pierluigi Castagnetti, ex vicepresidente della Camera, Mattarella lo conosce «da sempre», e con il nuovo Presidente della Repubblica condivide molto di più della comune appartenenza alla Democrazia Cristiana. Ieri mattina Castagnetti era a Roma («dalle 11 da una televisione all’altra per una serie infinita d’interviste») e non poteva rinunciare a un “passaggio” a Montecitorio. Dove il suo abbraccio con Matteo Renzi non è passato inosservato.
Castagnetti, è riuscito a incontrare Mattarella dopo la sua elezione a Presidente della Repubblica?
«Non l’ho incontrato ma l’ho sentito per telefono. Era assolutamente tranquillo come lo è stato d’altra parte nei giorni scorsi, anche perché non ha brigato nè sgomitato per arrivare dov’è arrivato. Certo, oggi è anche consapevole delle responsabilità che lo attendono così come dell’onore che una tale carica comporta».
Che Presidente sarà?
«Man mano che il Paese lo conoscerà toccando con mano la sua serietà e il suo rigore, si renderà conto che sarà in grado di rivestire il suo ruolo sulla scia degli ultimi grandi presidenti che lo hanno preceduto. E la sua grandezza non deriva solo da biografia e curriculum: competenza e intelligenza politica sono solo alcune delle sue prerogative. Non sarà sicuramente un presidente che cerca la popolarità, ma non sfuggirà al compito di aiutare le altre istituzioni, ferma restando la separazione dei poteri, a riformare il sistema politico. E poi Mattarella rappresenterà l'unità della nazione non tanto in termini territoriali, quanto soprattutto in termini sociali; da parte sua ci sarà attenzione a quella parte della popolazione che soffre, che ha pagato un prezzo alla crisi».
L’elezione di Mattarella è avvenuta in un clima politico assolutamente diverso da quello avvelenato di due anni fa. A chi dare il merito?
«Ieri è stato il giorno in cui la politica si è riscattata agli occhi degli italiani. Un giorno importante. E il merito va a Matteo Renzi. Il presidente del consiglio è stato bravissimo a condurre un’operazione non facile. Anche perché la platea dei grandi elettori era la stessa di due anni fa. Renzi ha dimostrato ancora una volta di sapersi muovere con intelligenza politica e capacità tecnica. Alla faccia di chi insinuava che avrebbe puntato su un nome di bassa statura per non essere messo in ombra: l’alta statura di Mattarella penso non si possa discutere».
Ma ora che succederà? E soprattutto, il patto del Nazareno che fine ha fatto?
«Il patto del Nazareno non c’era e non c’è. C’è invece l’esigenza di portare a termine riforme che non possono più aspettare. Io non credo al “patto segreto” con Berlusconi e penso semplicemente che la metafora del patto sia stata enfatizzata. Anche per questo m’immagino che quando nei prossimi giorni si riprenderà il cammino, Mattarella riuscirà a conquistarsi anche il consenso di Forza Italia. Nessuno strappo».
Cosa rappresenta per lei Mattarella? Un compagno di viaggio? Un collega? Un amico?
«Un fratello. Mattarella per me è soprattutto un fratello. Siamo amici da troppo tempo per trovare una definizione più adatta. Ognuno di noi ha avuto i suoi maestri, ognuno ha avuto il suo percorso, ma a unirci è sempre stata un identico modo di sentire sulle vicende politiche. Io e Sergio ci frequentiamo spesso, usciamo abitualmente a cena insieme... Ma forse dovrei parlare al passato. Lui sarà al Colle, e sicuramente la frequentazione non potrà più essere la stessa».
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