Erano prestanome del boss: arrestati
Due crotonesi coinvolti nell'Operazione Zarina-Aurora che nell'aprile 2014 vide i carabinieri trarre in arresto una quindicina di persone legate alle cosche Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto
MONTECCHIO. Più di 250 carabinieri, con l’aiuto di unità cinofile ed elicotteri dell’Arma, la mattina del 9 aprile 2014 anno condussero una maxi-operazione contro la ’ndrangheta, culminata con l’esecuzione di una dozzina di provvedimenti di custodia cautelare in carcere emessi dal Gip di Bologna, che accoglieva le richieste della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, concorde con gli esiti investigativi dei carabinieri reggiani e bolognesi.
Nel prosieguo dell'attività investigativa, i carabinieri del reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Emilia l’altra mattina hanno condotto in carcere il 37enne crotonese Federico Periti, abitante a Montecchio Emilia, già ai domiciliari, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Sezione Impugnazione Cautelari del Tribunale di Bologna, essendo accusato dei reati di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita aggravato dalle finalità di agevolare un’associazione mafiosa.
Contestualmente, con la medesima motivazione, i carabinieri di Crotone a Isola di Capo Rizzuto(Crotone), cuore della cosca, hanno arrestato nuovamente il crotonese 33enne Giuseppe Ranieri, alias “Zomba”. Secondo le indagini dei carabinieri, il prestanome Ranieri subentrò nelle medesime funzioni “gestionali” di Caterina Tipaldi, la "Zarina", quando per dissidi interni al sodalizio criminale venne allontanata dalle mansioni principali. Per entrambi è stato accolto il ricorso della Dda bolognese al fine di ripristinare la misura carceraria.
L’attività a contrasto dell'espansione della ‘ndrangheta in Emilia si è articolata su due indagini svolte dai carabinieri di Reggio Emilia (Operazione “Zarina”) e Bologna (Operazione “Aurora”), condotte complessivamente dal giugno 2010 all'ottobre 2012, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia in un unico filone investigativo.
A Reggio Emilia l’indagine ha tratto origine da una segnalazione della Camera di Commercio locale e da un controllo dei carabinieri finalizzato a chiarire l’attività della “Autotrasporti Emiliana Inerti S.r.l. unipersonale”, con sede operativa a Gualtieri e sede legale ad Isola di Capo Rizzuto, il cui amministratore unico era proprio Federico Periti.
La successiva attività di indagine, collegata all’indagine “Pandora” (2009 - Dda di Catanzaro), secondo l'indagine dei carabinieri ha fatto emergere la regia criminale di Michele Pugliese, elemento di spicco delle cosche Arena-Nicoscia. Il boss della ‘ndrangheta, colpito da sequestro di beni nell’ambito dell'indagine, era riuscito a intestare società ed altri beni a lui riconducibili a prestanome di sua fiducia.
Tra gli arrestati nell’operazione dell’aprile 2014, Caterina Tipaldi, un tempo legata sentimentalmente a Pugliese, che i carabinieri di Reggio chiamarono da subito “Zarina” per l’ascendente che aveva sugli altri indagati, dando il nome a quella parte di indagine. Nell’aprile 2014 Periti venne localizzato e arrestato in provincia di Pavia, sempre dai carabinieri reggiani, su ordinanza cautelare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
