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OPERAZIONE AEMILIA

"Lui è il numero due della 'ndrangheta e comanda tutta Reggio"

Elisa Pederzoli
"Lui è il numero due della 'ndrangheta e comanda tutta Reggio"

Nelle intercettazioni della consulente bolognese  Roberta Tattini, i rapporti con Antonio Gualtieri e l’incontro con il boss Nicolino Grande Aracri: «E’ venuto qui il capo sanguinario».
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REGGIO EMILIA. «Abita a Reggio, ha la villa a Reggio. E ’ il numero due della Calabria, della ’ndrangheta. Proprio un ’ndranghetista eh. E’ un imprenditore però, comanda tutta Reggio. Loro mi fan fare un lavoro poi con le aziende, perché rappresentano 140 aziende...».

A parlare è Roberta Tattini, consulente bolognese finita in manette nell’ambito dell’operazione della Dda di Bologna e dei carabinieri: per gli investigatori ha messo a disposizione la sua professione per il clan. E’ solo una delle decine e decine di inquietanti intercettazioni ambientali e telefoniche registrate in anni di indagini.

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Il suo referente della “famiglia” è Antonio Gualtieri, anche lui arrestato nel blitz di mercoledì mattina nella sua abitazione di Reggio: è ritenuto uno dei capi dell’organizzazione, referente in particolar modo per le zone di Reggio e Piacenza. Il gip Alberto Ziroldi, nell’ordinanza, è categorico sulla figura della donna.

«La vicenda di Roberta Tattini inquadra il peculiare rapporto che si è venuto instaurando tra il volto imprenditoriale, ma non solo, della ’ndrangheta e professionisti locali attivi e spregiudicati. Un rapporto che accomunerà alla Tattini anche Marco Gibertini (il giornalista, ndr), Mirco Salsi (imprenditore ex titolare della Reggiana Gourmet, ndr) e altri soggetti originariamente appartenenti al mondo produttivo e del terziario, che si declina in termini di incondizionata ammirazione per la potenzialità espressa da quel gruppo criminale organizzato».

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Lo si capisce bene quando, in un’altra intercettazione, racconta dell’incontro col vero capo del clan Nicolino Grande Aracri avvenuta nel suo studio in centro storico a Bologna.

«Suona il campanello, mi fa Fulvio: “C'è Antonio”. Io: “Vabbè, apri”. Apre la porta, è entrato dentro e Antonio non era solo. Era con il capo, sua moglie e sua figlia» spiega a Giovanni Summo, professionista bolognese esperto di banche e società, soprattutto elvetiche. Lo definisce il «capo di giù, il capo di Cutro, il sanguinario».

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Per il gip è emblematica un’altra affermazione della Tattini circa quello che sta facendo e i rischi che sta correndo. «Io gliel’ho detto: “Ricordatevi bene! E me lo aspetto visto poi che siete uomini d’onore! – dice a Summo in una conversazione intercettata – Però voglio il migliore a difendermi eh! Mi tirate fuori però eh! Io ci posso anche stare un po’, a me non me ne fotte un...».

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