«Ora che farà con la legge elettorale?»
La senatrice Mussini (Gruppo Misto): «Il presidente viene dalla Consulta: darà il via libera a qualcosa di incostituzionale?»
REGGIO EMILIA. «Quella che ha portato all’elezione di Mattarella è stata una strategia molto renziana... Diciamo che questa volta gli è andata bene». Così la senatrice Maria Mussini, ex esponente del M5S da cui è stata espulsa per poi confluire nel Gruppo Misto,che fino all’ultima chiama ha votato Stefano Rodotà. Un voto che lei stessa definisce «simbolico ma anche significativo».
Senatrice, a parte la strategia renziana cosa ne pensa di Mattarella nuovo Presidente della Repubblica?
«Non è che non vada bene Mattarella. Non ne facciamo una questione di nome ma di metodo. Ripetutamente, come Gruppo Misto, avevamo chiesto che l’elezione del Presidente della Repubblica avvenisse in un clima di maggiore chiarezza. Invece tutta quanta l’operazione portata avanti sulla legge elettorale è stata truffaldina. Abbiamo assistito ad un vero e proprio colpo di mano».
A quanto pare Renzi ha cercato e trovato il consenso...
«Deve fare riflettere il fatto che i voti ottenuti da Mattarella siano stati molti di più rispetto a quelli necessari per essere eletto. Volere arrivare alla quarta conta ha significato volere blindare ulteriormente il voto. E’ vero che il Pd in questo caso sembra avere ritrovato la sua unità, ma bisogna dire che sono arrivati anche dei soccorsi dall’esterno. E fin qui, è tutto nella norma. Ribadisco, è il metodo con cui si è arrivati alla votazione che non ci è piaciuto».
Se il Pd sembra avere trovato la sua unità, a traballare ora è il fatidico patto del Nazareno.
«Anche questo è tutto da vedere. Nei fatti, Forza Italia ha dato la possibilità ai “dissidenti” di votare Mattarella. Vale la pena ricordare che la prima opzione di Forza Italia era stata di non entrare al voto, e questa sarebbe stata una scelta precisa. Quando al contrario Forza Italia ha deciso di entrare ha anche creato le condizioni perché qualcuno nel partito votasse Mattarella. Senza che per questo ci fosse uno strappo».
Quali sono ora i vostri timori?
«Partiamo da un dato di fatto. Il nuovo Presidente della Repubblica, Mattarella, è un giudice costituzionale. Ebbene, un giudice costituzionale che potrebbe trovarsi a firmare una legge elettorale che non è costituzionale. A questo punto cosa succede? Non la firma? E se la firma, chi potrà mai più dire che quella legge è incostituzionale? Ecco, temo la scelta di presentare un candidato unico come Mattarella perché legata alla possibilità di blindare la legge elettorale».
Votando Rodotà, che messaggio avete voluto lanciare?
«E’ chiaro che è un voto simbolico ma allo stesso tempo molto significativo. Il problema che poniamo, e che Rodotà pone come pensatore accanto a Landini che lo pone in modo più pragmatico, è la revisione del sistema dei partiti. Che significa rivedere il concetto di rappresentanza e ricreare il rapporto con la base. Di tutto questo non vedo traccia nel panorama politico attuale».
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