Commercianti delusi: «I saldi? Un vero flop la gente non spende»
Le vendite sono rimaste sotto i livelli dello scorso anno Tamagnini (Confcommercio): «Ci aspettavamo molto di più»
REGGIO EMILIA. Finora non è esaltante il bilancio dei saldi invernali, che sono incominciati il primo sabato di gennaio e si concluderanno il primo sabato di marzo. Nei casi migliori le vendite hanno uguagliato i livelli dell'anno scorso. Spesso sono rimaste al di sotto.
Luca Tamagnini, presidente provinciale di Federmoda, associazione aderente a Confcommercio, è sconsolato: «Quest'anno - dice - i saldi sono un po' più tristi del solito. Ci aspettavamo molto di più. Rispetto al 2013 registriamo un calo medio del 5-10%. Il consumo non è decollato. Si nota ancora un diffuso pessimismo. Non s'è visto l'effetto degli ottanta euro concessi da Renzi. Anziché spenderli i beneficiari hanno preferito risparmiarli».
C'è da aggiungere che i saldi non sono più la manna che pioveva dal cielo sul finire delle stagioni per ridare vita ai negozi boccheggianti. La liberalizzazione consente, oltre a tenere aperti gli esercizi pressochè in continuazione, anche di praticare sconti in ogni periodo con il sistema delle promozioni. «Ciò - obietta Tamagnini - si può tradurre in un incremento delle vendite in altri settori, come la telefonia e l'elettronica. Nella moda non funziona». «La liberalizzazione - incalza Angelo Sorio, negoziante di Correggio aderente a Confesercenti - è stata fatta solo per favorire la grande distribuzione». Anche per lui l'andamento dei saldi è deludente: «Le vendite - osserva - erano partite abbastanza bene e si sono mantenute fino a una settimana fa, almeno nel centro storico di Reggio e nei comuni maggiori della provincia. Poi si sono adagiate. Nei paesi più piccoli non sono mai decollate. Eppure qualcuno è arrivato a proporre sconti del 70 per cento». I risultati, peraltro, non sono uniformi: «Le cose - rileva Sorio - sono andate meglio per gli articoli della moda giovanile. Nelle famiglie genitori e nonni hanno preferito spendere per i figli e i nipoti più che per sé».
Un'indagine compiuta dalla Confcommercio su un campione di tredici negozianti ha dato un esito analogo. In cinque, pari al 38%, hanno notato quest'anno nella clientela una maggiore attenzione al prezzo; quattro (31%) la tendenza a comprare solo lo stretto necessario; due a verificare il prezzo scontato. Rispetto all'anno scorso nove commercianti (69%) registrano un volume stabile di affari, due un aumento e due una diminuzione. Otto hanno praticato le stesse percentuali di sconto, tre le hanno dovute alzare e solo due le hanno abbassate. Sei intervistati valutano che la spesa dei consumatori sia rimasta invariata, quattro la ritengono diminuita e tre aumentata. In generale, comunque, i saldi, sia estivi che invernali, non hanno avuto un impatto determinante sugli affari . Per tre commercianti hanno inciso per più del 30%, per altri tre dal 21 al 30%, per quattro dall'11 a 20%, per due per meno del 10%.
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