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Majorca, all’asta la merce il magazzino e tre marchi

di Adriano Arati
Majorca, all’asta la merce il magazzino e tre marchi

Scandiano: la vendita si terrà il 16 febbraio e riguarderà 490 mila metri quadrati di ceramiche e i loghi Lord-Tiffany e Monica-Eurotiles, oltre a quello principale

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SCANDIANO. Non si torna più indietro: la fine della Majorca è ufficiale. Anna Spaggiari, curatrice della storica ceramica scandianese chiusa ormai dal maggio scorso, ha indetto l’avviso ufficiale di vendita per i beni mobili ed immobili della società ormai fallita, la Bosco 26 (la vecchia Majorca con un nuovo nome). L’asta, in formato telematico, si terrà lunedì 16 febbraio; fino al mezzogiorno della stessa data sarà possibile iscriversi online alla gara. E non si tratta di cifre da poco. Ci sono il magazzino e 490mila metri quadrati di materiale ceramico già pronto, con partenza d’asta a 945mila euro. A parte, sono messi in gara tre marchi, “Majorca”, “Lord-Tiffany” e “Monica-Eurotiles”, con base a 146.210 euro. Gli interessati a una o entrambe le gare dovranno presentare offerte inderogabili di acquisto, costruendo come garanzia di partecipazione una caparra pari al 10% del prezzo base stabilito. Le gare online si terranno appunto il 16 febbraio: dalle 16 quella per il magazzino e i prodotti ceramici; dalle 17 quella per i tre marchi da poter usare e commercializzare. Tutti i dettagli, con le perizie sui materiali, si trovano sul sito www.re.astagiudiziaria.com.

Il 16 febbraio è una data importante anche per i pochissimi dipendenti rimasti sotto contratto dopo il fallimento. Dopo quel giorno, che sancisce il fallimento senza ritorno, per così dire, verranno licenziati e inseriti nelle liste di mobilità. Seguiranno così le oltre 60 persone che hanno deciso di dimettersi a dicembre, grazie ad un accordo con la liquidatrice, per poter accedere alla mobilità entro la fine del 2014 e poter così usufruire dei vecchi periodi di copertura economica garantiti dall’ammortizzatore sociale. Con il 2015, infatti, entrano in vigore le modifiche della legge Fornero e si abbassano i termini di sostegno della mobilità. I pochi rimasti – nella speranza ora svanita di un acquirente – sono sotto i 40 anni, e per loro non sarebbe cambiato nulla; sopra quell’età, invece, le decurtazioni sono pesanti, da sei mesi a un anno, e tutti i dipendenti over 40 hanno preferito non rischiare. La loro vicenda non si chiude qui, perché i debiti verso le maestranze sono di diversi milioni di euro, fra stipendi arretrati e contributi previdenziali non versati, cui vanno aggiunti altri milioni verso fornitori e banche. La speranza, in primis delle maestranze, è che l’asta porti liquidità per iniziare colmare le spettanze.

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