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Una medaglia alla memoria di don Zanni

Una medaglia alla memoria di don Zanni

Castelnovo Monti: consegnata a Roma al nipote. I diari del sacerdote sono conservati a Udine

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CASTELNOVO MONTI. La consegna avvenuta nei giorni scorsi in Prefettura a Roma, nelle mani del nipote Savio Crotti, della medaglia d’onore alla memoria a don Artemio Zanni ha commosso i tanti che lo ricordano ancora con grandissimo affetto. La medaglia è stata concessa, in occasione delle iniziative collegate al Giorno della Memoria, a cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per il reich. Don Zanni era in servizio al presidio militare di Pola per seguire la cura morale e spirituale di oltre cinquemila soldati, quando questi, dopo l’8 settembre 1943, caddero prigionieri dei tedeschi e furono internati in Germania. Don Zanni, che in qualità di cappellano avrebbe potuto evitare la deportazione, scelse invece di seguirli volontariamente. Fu con loro nei campi di Lukenvalde, di Berlino, di Eisenack.

L’anno scorso, a 70 anni di distanza da quella esperienza, sono emersi i diari di prigionia di don Zanni, conservati in una biblioteca di Udine, dopo che erano stati portati fuori dai campi da un soldato delle SS che il parroco aveva avvicinato accogliendo il dolore espresso per gli ordini crudeli che riceveva. A seguito della consegna della medaglia, la Fondazione Don Zanni, che sta lavorando alla riapertura di Casa Nostra a Felina (struttura in cui venivano accolti orfani e madri rimaste sole), ha pubblicato un breve stralcio di questi diari.

«Ricordo di avere distribuita la Santa Comunione – scriveva don Zanni – molte volte, a due accampamenti separati da una siepe di filo spinato: la particola passava cautamente tra le spine di ferro, ma c'era tanta luce di cristianesimo primitivo in quelle Comunioni così ardentemente volute! Celebravo la Messa ogni mattina alle cinque per dare la possibilità ad un forte gruppo di soldati che desideravano fare la Comunione prima di iniziare una giornata opprimente di lavoro. La sera, quando i soldati rientravano stanchi, umiliati, avviliti, avevano appena la forza di coricarsi. Ma, prima di addormentarsi, volevano recitare con me sempre alcune preghiere. Davo quindi loro la Benedizione». E concludeva: «La vita nel campo era però troppo triste. Mi adoperai per vivificarla un poco. Mi circondai degli elementi più coraggiosi ed attivi ed insegnai loro la Messa dell’Oltrasi, composi una piccola commedia e la feci loro imparare, il tutto fu eseguito nel primo Santo Natale di prigionia. La Santa Messa fu cantata solennemente a mezzanotte dinanzi a un presepio che in otto giorni di febbrile lavoro, all'insaputa dei miei soldati, ero riuscito a fare. I soldati attorno all'altare, dinanzi al presepio illuminato, piangevano in quella prima notte santa come bambini. Nelle loro lacrime, mista al dolore e alla nostalgia, c'era anche tanta gioia cristiana». (l.t.)

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