Antimafia, la Commissione arriva a Reggio
Fissata per il 16 la riunione dei parlamentari che ne fanno parte: ci sarà anche la Dda di Bologna
REGGIO EMILIA. Si riunirà a Reggio il prossimo 16 febbraio la Commissione parlamentare antimafia.
La decisione dopo un anno dalla richiesta della parlamentare reggiana del Movimento 5 Stelle, Maria Edera Spadoni, è stata presa ieri dalla stessa commissione. Dove, evidentemente, ha pesato la recente tempesta scatenata dall’Operazione AEmilia, che ha finalmente scritto nero su bianco quale è la realtà emiliana rispetto all’ndrangheta e chiarito anche il ruolo di Reggio nella geografia della malavita.
A spingere per una riunione reggiana erano stati soprattutto i membri pentastellati della Commissione, come il vice presidente Luigi Gaetti e le due rappresentanti emiliane Giulia Sarti ed Elisa Bulgarelli.
La riunione – che analizzerà anche le situazioni di altre città emiliano romagnole – si svolgerà in prefettura a Reggio e vedrà la partecipazione della Dda di Bologna, della Procura di Brescia e dei prefetti di Reggio Emilia e Modena.
Il Movimento 5 Stelle, tra l’altro, attende ancora risposta a un’interrogazione presentata ormai un anno fa e rivolta al Ministero dell’Interno. Che, alla luce delle recenti evoluzioni investigative, diventa più che mai di attualità.
All’indomani dell’inchiesta sul sottoattraversamento fiorentino della Tav – mega appalto da oltre 700 milioni di euro vinto dalla Coopsette di Castelnovo Sotto tramite l'ormai ex controllata Nodavia – nell’interrogazione a risposta scritta presentata dall’onorevole Michele Dell’Orco e firmata dai colleghi (compresa Maria Edera Spadoni) venivano posti interrogativi sulle relazioni di Coopsette con alcune aziende finite al tempo nell’occhio del ciclone. Tra queste, c’è anche la Bianchini Costruzioni Srl di San Felice sul Panaro (Modena): a loro Coopsette affidò molti lavori post-sisma, compresi quelli alle scuole di Reggiolo poi sotto accusa per la presenza di tracce di amianto. Oggi i titolari sono finiti nell’inchiesta Aemilia e sono stati colpiti da ordinanza di custodia. Chiedeva Dall’Orco al ministero se ritenesse che «la continua e reiterata collaborazione di Coopsette con società che si suppone in qualche modo legate alla criminalità organizzata o a rischio infiltraziona mafiosa, possa costituire motivo di esclusione e sospensione dagli appalti».
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