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l’inchiesta della dda di brescia

Facevano lavorare le aziende del clan

REGGIO EMILIA. Non c’è solo l’inchiesta della Dda di Bologna che in questi giorni sta disvelando una realtà in cui la criminalità organizzata, purtroppo, dimostra di avere un ruolo molto attivo nella...

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REGGIO EMILIA. Non c’è solo l’inchiesta della Dda di Bologna che in questi giorni sta disvelando una realtà in cui la criminalità organizzata, purtroppo, dimostra di avere un ruolo molto attivo nella società. Contestualmente all’operazione AEmilia, infatti, è scattata anche l’operazione Pesci della Dda di Brescia. Si parla di Mantova. E i collegamenti, come a questo punto è facile immaginare, arrivano sin nel Reggiano.

Le carte, infatti, parlano soprattutto di un noto imprenditore di origine cutrese residente a Curtatone, Antonio Muto. E’ accusato di tentata estorsione nei confronti di due suo soci, della ditta Ecologia e sviluppo, l’impresa che doveva avere l’appalto per la costruzione di un complesso immobiliare di 13 unità e 8 villette a San Silvestro nel Mantovano. Secondo gli investigatori, Muto e Antonio Rocca, considerato il referente della cosca per i cantieri mantovani, dietro la spinta del boss Nicolino Grande Aracri, li costrinsero a dare l’appalto alla Eurocostruzioni 2000 che ha sede a Reggiolo, di un loro amico Saverio Manna.

E’ solo un episodio tra altri del genere. Secondo il gip di Mantova, i risultati delle indagini consentono di delineare una struttura con i caratteri dell’associazione mafiosa, una ’ndrina collegata alla casa madre di Cutro, quella di Grande Aracri.

È proprio dopo l’incontro con Nicolino a Cutro, scrivono gli investigatori, che vengono messe le imprese amiche sui cantieri mantovani.

Passaggi, movimenti, pressioni che si manifestano anche attraverso molti incendi dolosi registrati anche nel Mantovano negli anni intorno al 2011.

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