Gazzetta di Reggio

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il COMUNE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE

Genitali mutilati un progetto per dire basta

REGGIO EMILIA. In occasione della Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili - proclamata dalle Nazioni unite il 6 febbraio del 2003 - il Comune di Reggio promuove l'iniziativa “In...

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REGGIO EMILIA. In occasione della Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili - proclamata dalle Nazioni unite il 6 febbraio del 2003 - il Comune di Reggio promuove l'iniziativa “In coro per dire no”, che si svolgerà venerdì 6 febbraio dalle ore 17 alle 19 nella Sala del Tricolore.

L'appuntamento rientra in più ampio un progetto regionale di sensibilizzazione per la prevenzione e il contrasto delle mutilazioni genitali femminili di cui il Comune di Reggio è capofila per la provincia.

Tra di esse, anche un evento che coinvolge le scuole reggiane, dove in questi mesi si sono svolti attività educative sul tema. Al mattino dalle 11 alle 13.30, nell'aula magna del Galvani Iodi si parlerà di "Il corpo delle donne a scuola: riflessioni sulle mgf". L'iniziativa è stata presentata ieri mattina in Municipio. «Questa iniziativa pubblica e il progetto rappresentano un'ulteriore occasione per contrastare la violenza sulle donne - ha detto l'assessore Natalia Maramotti - perché, anche se da alcuni le mutilazioni genitali vengono considerate una pratica tradizionale e culturale, si tratta invece di un reato penale. Il tema è delicato, perciò è importante ribadire il diritto delle donne a vivere bene il proprio corpo, senza che questo sia soggetto ad espropriazioni o violenze di alcun tipo». La responsabile del progetto Faiza Mahri ha messo l'accento sulle caratteristiche della pratica delle mutilazioni genitali “tanto antica quanto trasversale purtroppo a diverse culture e paesi”. Il progetto ha «l'obiettivo principale di informare e formare, a partire dagli operatori socio-sanitari fino ai mediatori culturali e ai membri stessi delle comunità provenienti da paesi più a rischio - ha detto Mahri -. Inoltre, costruire delle reti di soggetti impegnati su questo fronte permette un coinvolgimento il più ampio possibile». Marwa Mahmoud della Fondazione Mondinsieme e Katarzyna Derewecka della Rete Together, soggetti attraverso i quali il progetto è stato esteso alle scuole, hanno spiegato «la difficoltà di approcciare un tema di questo tipo in un contesto scolastico, ma anche l'importanza di parlarne con i più giovani in modo da diffondere una certa consapevolezza».

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