Gazzetta di Reggio

Reggio

«Non mando mio figlio a scuola, ho paura»

di Chiara Cabassa
«Non mando mio figlio a scuola, ho paura»

Il padre di un ragazzino di 15 anni che frequenta il “Chierici” chiede aiuto alle autorità: servono misure di vigilanza

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REGGIO EMILIA. «Noi genitori rivolgiamo un appello alle autorità cittadine, al sindaco, al questore, all’autorità giudiziaria, affinchè nostro figlio possa tornare a scuola senza che vi sia pericolo per la sua incolumità». A scriverlo sono la madre e il padre di un ragazzino di 15 anni che frequenta il primo anno del liceo artistico “Chierici”. Ragazzino che sarebbe “minacciato da un bullo” che frequenterebbe la stessa scuola. Simili episodi erano accaduti anche in passato: «Dal 2010 ad oggi - ci racconta il papà - sono state aperte diverse procedure giudiziarie e il motivo è sempre lo stesso: atti di bullismo di cui mio figlio è rimasto vittima. Per esempio la sera di Halloween, lo scorso anno, un gruppo di ragazzi ha iniziato a buttare uova contro la nostra casa e offendere anche mia moglie, ma era mio figlio che volevano colpire. In quel caso abbiamo chiamato i carabinieri e sporto denuncia».

Ma veniamo agli episodi cui il padre parla nella lettera. «Nella serata di sabato 31 gennaio - si legge - mio figlio ha ricevuto sul telefonino pesanti minacce, ingiurie e calunnie da parte di un altro minore, anch’egli allievo del Chierici, con le quali questi gli annunciava che lunedì 2 febbraio lui, insieme ad altri ragazzi, lo avrebbero aspettato fuori da scuola e lo avrebbero picchiato, ammazzato. Da lunedì noi genitori non mandiamo nostro figlio a scuola perché il ragazzo è profondamente scosso e turbato da queste minacce e perché riteniamo che il responsabile possa mettere in atto il suo intento criminoso».

La preoccupazione dei genitori deriva da un precedente episodio datato 10 dicembre 2014 quando «nostro figlio - prosegue la lettera - era già stato aggredito dal bullo all’interno della scuola. Questi, durante il cambio d’ora, sulle scale, lo aveva assalito alle spalle stringendogli il collo. Dal momento che non fu chiamata la polizia, nostro figlio rimase in stato confusionale per il resto della mattina e, all’uscita di scuola, ci raccontò di come, ancora in stato di confusione e nascosto dietro ad un edificio, era stato seguito nuovamente aggredito dal bullo, il quale lo aveva minacciato rompendo un mattone e puntandogli una scheggia al collo. Mio figlio ha trovato il coraggio di denunciare questi fatti all’autorità giudiziaria, riferendo il suo timore principale: quello di essere costretto a non poter continuare gli studi». Va detto che l’anno scorso il ragazzo aveva frequentato l’Istituto Zanelli ed era stato bocciato «perché - racconta il padre - in seguito agli atti di bullismo di cui era rimasto vittima, non aveva avuto la concentrazione sufficiente per studiare e finire l’anno».

«Alla luce dei fatti - e ritorniamo alla lettera - noi genitori riteniamo che sarebbe irresponsabile da parte nostra mandare nostro figlio a scuola, esponendolo a grave pericolo per la sua incolumità, sin quando non saranno approntate le necessarie misure di vigilanza e protezione».

Ma come fa il padre ad essere convinto che l’autore dell’aggressione sia lo stesso che ha poi mandato i messaggi sul cellulare del figlio? «Sicuramente questo ragazzo che frequenta il Chierici è in collegamento con ragazzi che in passato hanno fatto scherzi pesanti a mio figlio. D’altra parte so com’è andata la storia nel caso dell’aggressione: mio figlio aveva venduto per 5 euro un paio di cuffiette ad una ragazza che poi aveva chiesto indietro i soldi perché le cuffiette non funzionavano. Mio figlio non ha restituito subito i soldi... e il bullo ha vendicato l’amica».

Fin qui la trama non facile da districare. Mentre il ragazzino appare sempre più vittima di una storia persecutoria che pare andare oltre il bullismo dei coetanei.

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