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«Non possiamo sostituirci alla polizia»

«Non possiamo sostituirci alla polizia»

La preside Maria Grazia Diana: «Il compito della scuola è prevenire e dare segnali di giustizia»

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REGGIO EMILIA. Tra le mani ha un faldone alto così. Tutto dedicato al “caso” del ragazzino «che non può frequentare la scuola perché minacciato da un bullo», come denunciano i genitori. La professoressa Maria Grazia Diana, dirigente scolastica del liceo artistico Chierici, non cade certo dalle nuvole. E su quel “caso”, ha tutta l’intenzione di fare chiarezza.

Partiamo... dall’ultimo episodio?

«Proprio ieri (lunedì ndr) ho ricevuto i genitori del ragazzino e li ho fatti parlare con tutti i suoi insegnanti. Ci siamo accordati sul fatto che, per il periodo in cui riterranno di non mandarlo a scuola, faremo in modo che il ragazzo non resti indietro con il programma facendogli avere tutti i compiti da svolgere a casa. Ma abbiamo anche chiesto ai genitori di portarci una denuncia formale. Solo in questo modo potremo procedere decidendo i provvedimenti da prendere. Come del resto abbiamo fatto a suo tempo...».

Si riferisce a ciò che è accaduto il 10 dicembre scorso?

«Sì. In quel caso i genitori denunciarono l’accaduto e io presi dei provvedimenti nei confronti dello studente che lo aveva aggredito. Abbiamo un regolamento d’istituto che valuta le strategie da mettere in atto in maniera proporzionale a ciò che viene compiuto. Si va dalla sospensione all’affidamento di lavori socialmente utili. Una misura, quest’ultima, che mi sembra assolutamente strategica in quanto il messaggio non deve essere quello che la scuola allontana gli studenti dalla scuola. Ma che devono rispondere di quello che hanno fatto. In quel caso, già il giorno dopo l’aggressione, convocai i genitori di entrambi i ragazzi. Inoltre, mi misi d’accordo con i genitori del ragazzo che aveva subito l’aggressione di farlo uscire tutti i giorni dieci minuti prima, proprio per evitare che si ripetessero simili episodi».

La famiglia si era detta soddisfatta di queste scelte?

«Fino all’episodio di due giorni fa (le minacce sul cellulare ndr) non avevo più sentito nulla. Resta il fatto che è dal 2010 che i genitori di questo ragazzino presentano denunce per episodi che avrebbero visto loro figlio come parte lesa. Questo è il primo anno che frequenta il Chierici, e io penso di avere fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità. Ho anche consigliato ai genitori di rivolgersi allo psicologo... Penso che il compito della scuola sia tutelare i minori attraverso la prevenzione e dare segnali di giustizia. Questo è stato fatto. Se emergerà che all’interno della scuola c’è un problema di bande e di bullismo, ben vengano l’intervento e la presenza delle forze dell’ordine». (c.c.)

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