Rabbia di Legacoop «Pronti a querelare gli intercettati»
Il mondo cooperativo respinge le confidenze degli indagati «Siamo tutto il contrario di ciò che perseguono i mafiosi»
REGGIO EMILIA. «Esponenti della criminalità organizzata e qualche loro complice si lamentano perchè la cooperazione toglie loro spazi e agibilità e orchestrano una campagna per diffamarla: che lo facciano è, dal loro punto di vista, comprensibile, e daremo mandato ai nostri legali per valutare se ci siano gli estremi per una querela per diffamazione. Che ci sia chi dà loro credito lo è meno».
Con queste parole diffuse attraverso una nota, Legacoop a quasi una settimana dai blitz di “Operazione AEmilia” interviene. Soprattutto in relazione agli interrogativi che alcuni dialoghi intercettati dalle forze dell’ordine, in anni di indagine, inevitabilmente pongono.
Il riferimento è alle parole del giornalista Marco Gibertini – ora in carcere – quando confida all’ex titolare della Reggiana Gourmet, Mirco Salsi, che le coop reinvestivano i soldi generati dagli affari con gli ’ndranghetisti per pagare tangenti. Oppure, quelle dell’autotrasportatore Michele Colacino quando sostiene che gli appalti dell’Agac erano pilotati in favore di Transcoop. Quando Gaetano Blasco parla di un grosso lavoro che sta per fare con una cooperativa. Senza contare la figura del costruttore modenese Augusto Bianchini, arrestato, e dei suoi «rapporti privilegiati con il potente mondo cooperativo emiliano».
Già l’ex presidente Simona Caselli ha respinto con forza ogni sospetto sul mondo cooperativo. Ora, Legacoop si dice pronta a passare alle vie di fatto. «Bene la magistratura, bene le indagini sulla criminalità organizzata. Avanti con forza per liberare i nostri territori da questo cancro – si legge nella nota – Cosa sia la cooperazione in questi territori e per queste comunità è noto: lavoro, benessere, solidarietà, tutto il contrario di ciò che perseguono i mafiosi».
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