Una coop sociale nel maneggio del boss
Dopo l’esproprio dell’area di Cella è questo il progetto del Comune che però prima deve trovare una sistemazione ai dieci cavalli
REGGIO EMILIA. Come ha fatto quel maneggio che si espande a nord della Via Emilia all’altezza di Cella ad evitare i sigilli nel maxi-blitz dell’operazione Aemilia che ha portato i reparti speciali dei Carabinieri a porre sotto sequestro un tesoro di oltre cento milioni di euro, fatto di case, terreni, auto e ristoranti?
La risposta è più semplice di quanto si possa immaginare: quando è scattato il blitz che - tra gli altri - ha portato in cella i vertici della Brescia Costruzioni generali, questi non erano più proprietari di quell’area. Quell’area, già dal dicembre scorso è infatti a tutti gli effetti del Comune di Reggio. Lo ha detto lunedì scorso in Consiglio comunale il sindaco Luca Vecchi: «Abbiamo completato la procedura di esproprio» ha detto il primo cittadino sottolineando come in un secondo momento «il terreno sarà sequestrato e faremo un bando di interesse pubblico per restituirlo alla città per usi pubblici e sociali». In particolare, l’esproprio sarebbe diventato esecutivo nel dicembre scorso, una volta trascorsi i 90 giorni previsti in cui l’espropriato può fare ricorso. Cosa che non è accaduta.
Qualora l’ambizioso progetto del Comune andasse in porto si potrebbe parlare di una sorta di confisca di un bene appartenuto alle cosche. I residenti di quella frazione il “ranch” creato da Pasquale Brescia lo conoscono bene e lo descrivono come un circolo ippico piuttosto esclusivo, frequentato da una buona fetta dei componenti di quella cosca che i protagonisti dell’operazione Aemilia sono convinti di avere disarticolato. E se ciò dovesse avvenire, a Reggio Emilia sarebbe un’assoluta novità.
Il condizionale è d’obbligo, perché la battaglia legale non è ancora finita, anche se il Comune - dopo oltre tre anni - è oggi formalmente proprietario di quell’appezzamento di terreno. E soprattutto perché quel fazzoletto di terra adibito e allestito come se fosse un vero circolo d’equitazione, rimane ancora oggi “soltanto” un abuso edilizio.
Un abuso edilizio contestato per la prima volta dal Comune nel luglio 2012, quando i funzionari del Comune arrivano nell’area della Bre.Co.Gen. srl e vedono che vi è allestito un cantiere. Non autorizzato. Viene emessa allora una ordinanza in cui si intima al proprietario di «interrompere con effetto immediato le opere di lottizzazione abusiva in corso in quell’area di via Croci, in località Villa Cella».
Tutto a vuoto: anzi, nel frattempo il cantiere ha preso forma, diventando quello che ancora oggi si può vedere. Un maneggio, con stalle per cavalli, foresteria, recinto per l’addestramento. E cavalli. Nell’ultimo sopralluogo compiuto dai tecnici comunali, questi ne hanno contati dieci. Si dice non siano tutti della famiglia Brescia ma appartengano a diversi “soci” del Ranch.
Nei prossimi giorni, gli uffici comunali torneranno a contattare, attraverso i legali, la ex proprietà proprio allo scopo di trovare una “sistemazione” ai cavalli. Sarà coinvolto ovviamente il servizio veterinario dell’Ausl.E’ facile prevedere che a questo punto, qualcuno - magari passato questo momento, fortemente condizionato dall’inchiesta che ha squassato la città - si farà vivo. Se così non fosse, il Comune dovrebbe gestire anche questa delicata partita.Per ora l’input è comunque quello di spostare gli animali da quell’area che - secondo la legge - deve essere liberata. Dalle strutture in legno. E dai cavalli.
massimosesena
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