Tasse locali per le aziende, ecco quanto si paga in ogni comune
Confindustria: "Un fardello ormai insopportabile". Causa al Comune di Reggio sui rifiuti dei siti produttivi
REGGIO EMILIA. La tassazione statale nell’ultimo anno è rimasta pressoché stabile mentre quella locale (che negli ultimi dieci anni ha registrato una crescita costante), ha fatto segnare un ulteriore incremento.
Una situazione che ieri ha fatto dire ieri ai vertici di Unindustria Reggio che «la tassazione locale ormai è una variabile non irrilevante nella scelta nella localizzazione degli impianti produttivi».
Scorrendo la classifica dei comuni sulla base delle imposte locali che gravano sulle imprese (addizionale irpef, pubblicità, Imu, Tasi eTari), emerge come le differenze nella nostra provincia comincino a farsi rilevanti.
E se imposizione locale fosse l’unico metro di misura per scegliere dove impiantare un sito produttivo dovremmo assistere ad un vero e proprio esodo da Reggio, dove la tassazione è la più alta in assoluto, a Rolo dove è la bassa in provincia. In realtà le ragioni sono le più diverse, non ultima la presenza o meno di infrastrutture.
Ciò non toglie che l’analisi realizzata da Unindustria mostri come «ogni Comune si muove come una repubblica autonoma», come ha detto il presidente Mauro Severi. «E che al carico fiscale si sommi un altrettanto gravoso carico burocratico».
Ma a preoccupare gli industriali reggiani non è solo l’incremento della tassazione nel 2014, ma, ha aggiunto il presidente, «la previsione di un’ulteriore lievitazione dell’Imu e dell’applicazione della Tasi su fabbricati industriali e uffici». Una scelta fino ad ora compiuta solo da Albinea.
Dal canto suo, Severi dopo aver rimarcato come dal 2011 al 2014 «in molti comuni reggiani il passaggio da Ici a Imu ha comportato quasi il raddoppio della tassazione», ha poi aggiunto «che le aziende per quanto riguarda la tassa rifiuti non sono in condizioni di sopportare ulteriori aumenti».
Anche da questa considerazione nasce la decisione assunta per la prima volta di impugnare davanti al Tar di Parma il regolamento approvato dal Comune di Reggio per l’applicazione della tassa rifiuti ai siti produttivi perché a detta degli industriali «vanifica le novità favorevoli introdotte dalla legge, fermo restando la convinzione che tale tassa dovrebbe essere calcolata sulla base dell’effettiva quantità prodotta».
Per la prima volta Unindustria ha poi fatto una simulazione del carico fiscale che graverebbe sullo stesso fabbricato produttivo nei 45 comuni reggiani. Il risultato è che a Reggio nel 2014 si pagherebbero 25mila euro, ad Albinea 24.894 e 24.333 euro a Quattro Castella, a Casina se ne pagherebbero 7.933 e a Rolo 7.931. In mezzo gli altri comuni, con la media provinciale di 16.664 euro (ovvero quella di Casalgrande che si colloca 24°posto). «Se poi aggiungiamo - ha chiosato Severi - la quota Imu di competenza statale, a Reggio si arriva a 35.374 euro, mentre a Rolo a 18.305 euro».
Ma è sulle singole imposte che ogni comune è andato per la propria strada per far fronte al taglio dei trasferimenti statali. Dai dati forniti da Unindustria emerge che se l’imposta pubblicità è rimasta stabile in tutti i comuni, per l’addizionale Irpef, l’aliquota massima dello 0.8% è stata applicata a Bagnolo, Castellarano e Castelnuovo Monti e quella più bassa 0.1% a Correggio.
Per quanto riguarda l’Imu sugli uffici, invece 20 comuni su 45 l’hanno aumentata, con l’aliquota massima applicata da 13 comuni e quella minima solo da Rolo. Per quanto riguarda l’Imu sui fabbricati industriali sono stati 19 i comuni che l’hanno aumentata, mentre la Tari sugli uffici l’aliquota è aumentata in 37 comuni e la Tari sui fabbricati industriali ha fatto segnare un aumento in 40comuni. Complessivamente questa voce nel 2014 è aumentata del 6.5% rispetto al 2013 e del 14% rispetto al 2012.
DOCUMENTI: il monitoraggio tributi locali 2013/2014
Unindustria Reggio Emilia ha effettuato in riferimento all’anno 2014 il consueto monitoraggio relativo all’operato delle Amministrazioni dei 45 Comuni della Provincia sul fronte dell’imposizione fiscale a carico delle imprese, per quanto di loro competenza. I dati raccolti sono stati messi a raffronto con quelli del 2013 già in parte disponibili. Rispetto a quella dello scorso anno relativa al biennio 2012-2013, l’indagine è stata arricchita dall’inserimento, tra le tipologie immobiliari considerate, della categoria uffici che va così ad affiancarsi a quella dei fabbricati produttivi. L’indagine è stata inoltre estesa anche alla tassa sui servizi comunali indivisibili, meglio nota con il suo acronimo di TASI, istituita nel 2014.
Pertanto l’indagine 2013-2014 ha riguardato:
- l’aliquota dell’addizionale IRPEF comunale;
- l’aliquota al mq dell’imposta sulla pubblicità ordinaria, insegne opache, per la categoria “da mq 5,5 a mq 8,5”;
- l’aliquota IMU e quella TASI (quest’ultima solo 2014) applicata agli uffici (categoria catastale A/10)
- l’aliquota IMU e quella TASI (quest’ultima solo per 2014) applicata ai fabbricati industriali (categoria catastale D);
- l’aliquota al mq della TARI (tassa rifiuti) per gli uffici;
- l’aliquota al mq della TARI (tassa rifiuti) per le attività industriali e il relativo gettito.
Lo scopo della nostra indagine, giunta ormai alla sua nona edizione, è come sempre quello di fornire un quadro di sintesi della tassazione locale gravante sulle imprese associate e di mettere in evidenza le differenze tra i singoli ambiti comunali.
L’assunto è che la crescita che ha caratterizzato l’imposizione fiscale periferica in particolare nell’ultimo decennio abbiano reso quella fiscale una variabile ormai non più irrilevante nella scelta della localizzazione territoriale.
Dal punto di vista delle imprese un fisco semplice e meno oneroso è divenuto un aspetto che contribuisce pienamente a definire la minore o maggiore attrattività del territorio come emerge chiaramente dalle politiche di marketing dei Paesi limitrofi al nostro come ad esempio Austria e Svizzera – e in parte anche Slovenia e Croazia – che puntano in misura crescente su un mix di servizi pubblici di eccellenza e imposte contenute.
NOTA METODOLOGICA
Per analizzare il trattamento fiscale riservato al mondo produttivo dai 45 Comuni della Provincia di Reggio Emilia sono state poste sotto osservazione le aliquote applicate per i tributi locali aventi maggiore impatto sui bilanci locali. Sebbene tali tributi non rappresentino la totalità delle entrate comunali esse ne costituiscono tuttavia un campione significativo.
L’addizionale IRPEF comunale è stata presa in considerazione, sebbene essa non gravi direttamente sulle imprese, per l’effetto sulla misura del reddito netto della forza lavoro.
Riguardo all’addizionale IRPEF comunale, poiché la maggior parte dei Comuni ha adottato una aliquota differenziata per fasce di reddito, l’elaborazione è stata effettuata considerando un reddito ipotetico di € 30.000,00 che costituisce, anche sulla base di quanto emerso da un indagine da noi effettuata a fine 2013 sul cuneo fiscale nel reddito di lavoro dipendente delle imprese industriali della nostra Provincia, un valore mediano.
La TASI, vale a dire la neonata tassa sui servizi indivisibili comunali, è stata monitorata oltre che in relazione ai fabbricati industriali e agli uffici, anche in relazione agli immobili invenduti delle imprese edili, tipologia esente da IMU nel 2014.
Relativamente alla TARI (tassa sui rifiuti) la ricerca è stata sviluppata sia sul versante delle aliquote sia su quello del gettito rapportato alle superfici imponibili; da quest’anno, inoltre, sono stati raccolti i dati riferiti al contributo percentuale alla copertura del costo totale del servizio del gettito delle utenze non domestiche e di quello dei soli fabbricati ad uso produttivo. Sempre con riferimento alla TARI alcune precisazioni sono d’obbligo al fine di una c rretta interpretazione dei risultati riscontrati.
Occorre precisare che la TARI (composta da una parte c.d. fissa – che dovrebbe coprire i costi di ammortamento degli investimenti e le spese generali – e da una parte c.d. variabile – che dovrebbe coprire i costi di gestione del servizio fornito) viene determinata sulla base di coefficienti empirici i cui valori minimi e massimi sono stati stabiliti da un decreto ministeriale. Sulla tassa grava l’ulteriore addizionale provinciale del 5% (aliquota massima consentita).
Ricordiamo inoltre che, in conseguenza della nota sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito la natura tributaria della tassa rifiuti, da 2013 i comuni in cui vigeva il regime TIA hanno deciso di inglobare l’IVA, provocando, quindi, un incremento netto delle aliquote.
Le informazioni raccolte sono state sintetizzate in tabelle da cui sono stati ricavati dei grafici che mostrano anche gli scostamenti rispetto ai valori medi.
Al fine di accrescere il valore aggiunto all’indagine, quest’anno si è provveduto a stilare una speciale classifica dei diversi Comuni della nostra Provincia in base alla tassazione teorica complessiva per IMU, TASI, TARI e imposta di pubblicità, gravante su di un fabbricato tipo di natura composita avente le seguenti caratteristiche:
- fabbricato produttivo rendita € 20.000,00;
- superficie fabbricato produttivo assoggettata a TARI 5.000 mq;
- ufficio rendita € 1.000,00;
- dimensione ufficio per TARI 500 mq;
- insegna non luminosa 8 mq.
Per esigenze di semplificazione non si è tenuto conto dei differenti valori catastali che un identico fabbricato potrebbe avere a seconda della sua localizzazione territoriale e/o destinazione produttiva, così come non si è tenuto conto delle agevolazioni previste in taluni casi dai Comuni; ciò nonostante i risultati possono costituire, a nostro avviso, un importante indizio della sensibilità delle amministrazioni locali nei confronti del mondo produttivo.
I dati utilizzati sono stati gentilmente forniti dalle amministrazioni comunali sulla base di un questionario da noi elaborato. In taluni casi è stato necessario integrare le informazioni desunte dai questionari con quelle reperibili sui siti internet istituzionali (nello specifico si è trattato dei siti internet dei Comuni e di quello del Dipartimento Finanze sezione fiscalità locale).
Per la TARI, nei Comuni che hanno affidato in appalto ad IREN spa la gestione del servizio rifiuti, emissione delle bollette e incasso dei corrispettivi compreso, sono stati utilizzati anche i dati gentilmente forniti dalla medesima società.
Ringraziamo le amministrazioni comunali (nello specifico i loro uffici tributi) e IREN spa per la preziosa collaborazione senza la quale sarebbe stato difficile se non impossibile elaborare la presente indagine.
SINTESI dei RISULTATI
Addizionale IRPEF Comunale – Tabella e Grafico A
L’aliquota media dell’addizionale IRPEF comunale calcolata su un reddito di € 30.000,00 è aumentata nel 2014 in 5 Comuni, mentre 33 sono quelli in cui è rimasta invariata, 2 quelli in cui si è ridotta e 5 quelli in cui non è stata applicata. Ventitre Comuni, tre in più rispetto al 2013, hanno applicato nel 2014 delle aliquote differenziate per fasce di reddito.
In particolare, considerando l’aliquota media su un reddito di € 30,000,00:
- aliquota massima 2014 = 0,8%, applicata dai Comuni di Bagnolo, Castellarano e Castelnovo né Monti;
- aliquota minima 2014 = 0,1%, applicata dal Comune di Correggio.
È opportuno ricordare che cinque Comuni (erano sette nel 2013), pari all’11,1% del totale, non hanno applicato nel 2014, alcuna addizionale IRPEF, si tratta per la precisione dei Comuni di Busana, Campagnola, Collagna, Ligonchio e Ramiseto.
Imposta sulla PUBBLICITà – tabella e Grafico B
L’imposta sulla PUBBLICITÀ nel periodo 2013/2014 è rimasta invariata nella totalità dei Comuni.
In particolare:
- imposta massima 2014 = € 34,24 al mq, applicata dal Comune di Reggio Emilia;
- imposta minima 2014 = € 17,04 al mq, applicata da 10 Comuni: Albinea, Busana, Canossa, Cavriago, Collagna, Fabbrico, Ligonchio, Ramiseto, Rio Saliceto e Toano;
- imposta media 2014 = € 22,68 al mq.
IMU uffici – Tabella e Grafico C
La maggioranza dei Comuni, 25 su 45 corrispondenti all’55,6% del totale, ha conservato nel 2014 sugli uffici la medesima aliquota IMU già adottata nel 2013. I restanti 20 Comuni hanno applicato un’aliquota superiore.
In particolare:
- aliquota massima 2014 = 10,6 per mille, applicata da 13 Comuni.
- aliquota minima 2014 = 7,6 per mille, applicata dal solo Comune di Rolo;
- aliquota media 2014 = 9,77 per mille.
IMU fabbricati industriali – Tabella e Grafico D
La maggioranza dei Comuni, 26 su 45 corrispondenti all’57,8% del totale, ha conservato nel 2014 sui fabbricati industriali la medesima aliquota IMU già adottata nel 2013. I restanti 19 Comuni hanno applicato un’aliquota superiore.
In particolare:
- aliquota massima 2014 = 10,6 per mille, applicata dai Comuni di Campegine, Castellarano e Gattatico;
- aliquota minima 2014 = 7,6 per mille, applicata da 6 Comuni, vale a dire: Busana, Casina, Collagna, Ligonchio, Ramiseto e Rolo;
- aliquota media 2014 = 9,20 per mille.
Segnaliamo che il Comune di San Polo d’Enza ha previsto nel 2014, come già nel 2012 e nel 2013, un’aliquota calmierata, pari al 8,6 per mille (in luogo dell’aliquota ordinaria del 10,6 per mille), per i fabbricati industriali utilizzati direttamente dal proprietario; ai fini della presente indagine è stata considerata l’aliquota calmierata dell’8,6 per mille.
Per quanto concerne l’IMU sui fabbricati industriali occorre precisare che il gettito generato dall’aliquota base del 7,6 per mille deve essere interamente versato dai Comuni allo Stato essendo di sua competenza. Ai Comuni resta esclusivamente il gettito derivante dal eventuale maggiore aliquota rispetto a quella base. Ne consegue che i 6 Comuni della nostra Provincia che hanno applicato nel 2014 ai fabbricati D l’aliquota del 7,6 per mille non avranno incamerato alcunché a titolo di IMU da questa tipologia di immobili.
TASI 2014 fabbricati industriali, uffici e invenduto delle imprese edili – Tabella e Grafico E
Il Comune di Albinea è stato l’unico a livello provinciale ad aver previsto nel 2014 la TASI sui fabbricati industriali e sugli uffici con l’identica aliquota del 2,3 per mille mentre dei restanti 44 Comuni, 33 l’hanno istituita solo per gli immobili invenduti delle imprese edili e i rimanenti 11 non l’hanno istituita per nessuna delle tre categorie considerate.
In particolare relativamente all’invenduto delle imprese edili:
- aliquota massima 2014 = 3,1 per mille, applicata dal Comune di Casina;
- aliquota minima 2014 = 1 per mille è stata applicata dai Comuni di Montecchio e di San Polo;
- aliquota media 2014 = 2,43 per mille.
TARI uffici – Tabella e Grafico F
Si è registrato nel corso del 2014, rispetto all’anno precedente, un aumento delle aliquote in 37 comuni, corrispondenti al 82,2 % del totale, una invarianza in due e un decremento nei restanti 6.
In particolare:
- aliquota massima 2014 = € 6,6843 al mq, applicata dal Comune di Reggiolo;
- aliquota minima 2014 = € 1,2987 al mq, applicata dal Comune di Rolo;
- aliquota media 2014 = € 3,6617 al mq.
TARI fabbricati industriali – Tabelle e Grafici G e L
Si è registrato nel corso del 2014, rispetto all’anno precedente, un aumento delle aliquote in 40 comuni, corrispondenti al 88,89 % del totale, una invarianza in 2 e un decremento nei restanti 3.
In particolare:
- aliquota massima 2014 = € 3,7136 al mq, applicata dal Comune di Baiso;
- aliquota minima 2014 = € 1,1625 al mq, applicata dal Comune di Casina;
- aliquota media 2014 = € 2,3140 al mq.
Il dato medio 2014 presenta un incremento del 6,5% rispetto al dato medio del 2013 (pari a € 2,1731al mq) e del 14,18% rispetto al valore medio registrato nel 2012 (pari a € 2,0266 al mq).
Analizzando più in dettaglio la variazione 2014 – rispetto al 2013 – della TARI riferita al comparto industriale, si evidenzia quanto segue.
Riduzione
I Comuni di Rolo, Toano e Vetto hanno adottato nel 2014 una tariffa al mq inferiore rispetto al 2013. Per Rolo e Vetto la riduzione è stata vistosa (- 33,96% nel comune di Rolo e - 19,86 % in quello di Vetto) mentre per Toano contenuta (- 5,84%).
La riduzione della tariffa del Comune di Rolo trova la sua giustificazione nella rivisitazione della ripartizione dei costi del servizio tra le diverse categorie di contribuenti determinata dal passaggio, avvenuto lo scorso anno, da TARSU a TARI; era infatti uno dei pochi Comuni della Provincia che nel 2013 non era ancora passato al regime TIA.
Nonostante il consistente calo della tariffa al mq il Comune di Rolo ha visto peraltro il gettito quasi triplicarsi nel 2014 rispetto al 2013 per effetto dell’aumento della superficie imponibile complessiva; anche in questo caso il motivo è da ricercarsi nel passaggio da TARSU a TARI.
Dal punto di vista del gettito le riduzioni più significative rispetto al 2013 si sono verificate nel Comune di Vetto con un - 19,86% e in quello di Reggiolo con un - 10,60%. Nel primo caso la diminuzione è riconducibile alla già richiamata identica diminuzione della tariffa al mq mentre nel secondo a un deciso calo della superficie imponibile complessiva (pur a fronte di un aumento nel 2014 della tariffa al mq del 10,11% rispetto al 2013).
Incremento
Dei 40 Comuni che hanno incrementato nel 2014 la tariffa al mq l’aumento percentuale maggiore è stato quello praticato dai quattro Comuni dell’Unione dell’Alto Appennino Reggiano, vale a dire, Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto, con un + 20,73%, seguiti da quello di Brescello con un + 15,98% e da quello di Vezzano con un + 15,53%.
Per quanto riguarda l’incremento registrato nei Comuni dell’Unione dell’Alto Appennino Reggiano è doveroso precisare che i medesimi nel 2013 avevano dei livelli tariffari molto inferiori alla media provinciale.
In termini di gettito, la crescita maggiore si è riscontrata nel Comune di Rolo, nel quale, nonostante il calo significativo dell’aliquota al mq (vedi sopra), le entrate si sono quasi quadruplicate nel 2014 rispetto al 2013 (+ 387,25%); la ragione di questa apparente contraddizione è da ricercare nel passaggio da TARSU a TARI che ha determinato un notevole ampliamento della superficie imponibile complessiva.
Altri aumenti rilevanti del gettito rispetto al 2013 si sono avuti nei Comuni di Gattatico con un + 63,93% di gettito dovuto ad altrettanto consistente aumento della superficie imponibile complessiva, in quello di Ligonchio con un + 37,67% e quello di Boretto con un + 23,91%.
A livello aggregato provinciale, il gettito della Tassa/Tariffa Rifiuti relativa al comparto artigianale e industriale, è cresciuto in valore assoluto nel 2013 rispetto al 2012 di € 712.947 corrispondente a un +7,16%.
La crescita del gettito aggregato è da mettere in relazione sia all’aumento dell’aliquota media che a quello della superficie imponibile complessiva, sebbene il contributo di quest’ultimo sia meno rilevante essendo pari solo a un + 0,95%. Non a caso il rapporto tra il gettito totale e la superficie totale del 2014 rispetto al 2013 aumenta del 6,15% (vedi colonna P della Tabella G allegata).
L’aliquota più elevata, adottata dal Comune di Baiso (€ 3,7136/mq), è quasi il triplo di quella più bassa adottata dal Comune di Casina (€ 1,1625) mentre, confrontando due Comuni limitrofi (i quali per altro hanno entrambi affidato il servizio in gestione a IREN) si trova che l’aliquota adottata dal Comune di Reggio Emilia (€ 3,6116/mq) è praticamente il doppio quella del Comune di Cavriago (€ 1,8116/mq).
Anche prendendo a riferimento la selezione dei Comuni più importanti della Provincia (per numero di abitanti e per dimensione del comparto industriale) riportati in Tabella L (precisamente: Bibbiano, Cadelbosco Sopra, Casalgrande, Castellarano, Cavriago, Correggio, Fabbrico, Gattatico, Guastalla, Luzzara, Montecchio, Novellara, Poviglio, Reggio Emilia, Reggiolo, Rio Saliceto, Rubiera, San Martino In Rio, Sant'Ilario d'Enza, Scandiano) si può notare come esistano delle elevate differenze tariffarie tra di essi.
Tali divari sono difficilmente giustificabili esclusivamente con motivazioni economiche considerato che si tratta di un ambito territoriale piccolo (la Provincia di Reggio Emilia), della stessa categoria di utenza, ma soprattutto delle stesse tipologie di rifiuti e, spesso, esigenze di servizio.
Le ultime due colonne della tabella G (Q e R) si riferiscono rispettivamente al contributo percentuale delle utenze non domestiche e delle utenze industriali alla copertura del costo totale dello smaltimento dei rifiuti nel 2014 e sono estremamente interessanti alla luce delle considerazioni che verranno sviluppate nel prossimo paragrafo in merito allo squilibrio tra le tariffe pagate dalle imprese e l’effettivo utilizzo del servizio di raccolta pubblico.
Da una lettura delle colonne Q ed R emerge che, senza considerare i Comuni in cui la presenza dell’industria è marginale, le differenze tra i Comuni sono piuttosto marcate: si va rispettivamente da un 60,40% e 49,19% di Campegine a un 27,13% e 12,9% di Viano passando per un 44,70% e 7,40% di Reggio Emilia.
Imposizione complessiva – Classifica dei Comuni – Tabella e Grafico M
In base alla tassazione teorica complessiva per imposta di pubblicità, IMU, TASI e TARI (esclusa per quest’ultima la componente statale), gravante su di un fabbricato tipo di natura composita avente determinate caratteristiche (vedi nota metodologica) il Comune con la tassazione più elevata della Provincia è risultato quello di Reggio Emilia con una imposizione complessiva pari a € 25.000,48 (che salgono a € 35.374,48 se si considera anche la quota di IMU sui fabbricati D di competenza statale) seguito da quello di Albinea con € 24.894,06 (che salgono a € 35.268,06 con la quota di IMU sui fabbricati D di competenza statale). La posizione di Albinea si spiega, in parte, con la circostanza che si tratta dell’unico Comune della Provincia ad avere previsto la TASI su capannoni e uffici. L’ultimo Comune della lista è quello di Rolo con € 7.931,36 (che salgono a € 18.305,36 con la quota di IMU sui fabbricati D di competenza statale).
L’imposizione media è pari a € 16.664,58 (€ 27.038,58 con la quota di IMU sui fabbricati D di competenza statale).
Tra i Comuni a più alta presenza di impresa quelli che occupano la parte più bassa della classifica sono quelli di Fabbrico 31°, Montecchio 32°, Poviglio 33° e Guastalla 38°.
I Comuni della Montagna si collocano per lo più nelle ultime posizioni con l’eccezione di Baiso 4°, Castelnovo ne’ Monti 6° e Canossa 7°.
Risalta come la tassazione locale complessiva per IMU, TASI, TARI e imposta di pubblicità gravante sulle imprese industriali ubicate nel Comune di Reggio Emilia, che si trova in tasta alla classifica, è più del triplo di quella gravante sulle imprese ubicate nel Comune di Rolo che occupa l’ultimo posto.
ANALISI DATI 2014 E PROSPETTIVE PER IL 2015
Anche nel 2014, come già nel 2013, l’imposizione a livello comunale non è riuscita a trovare una sua forma stabile ed equilibrata.
Per quanto concerne l’IMU il 2014 ha visto nella nostra provincia il consolidarsi del trend di crescita delle aliquote applicate agli immobili produttivi D iniziato nel 2012 con il passaggio da ICI a IMU. L’aliquota media IMU 2014 (9,20 per mille), per questa categoria di immobili, è risultata, nella nostra Provincia, di quasi il 39% superiore all’analoga aliquota media ICI 2011 (6,62 per mille).
Occorre inoltre considerare che la deducibilità dell’IMU ai fini della determinazione della base imponibile IRES o IRPEF si è ridotta nel 2014 al 20% rispetto alla misura del 30% prevista per il solo 2013. Permane inoltre l’indeducibilità totale dell’IMU dall’IRAP.
Così come nel 2013 anche nel 2014 è rimasta la riserva, introdotta dalla legge n. 228/2012, legge di stabilità 2013, a favore dello Stato, dell’intero gettito IMU derivante dagli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, calcolato ad aliquota standard del 7,6 per mille. A questa riserva è collegata la possibilità da parte dei Comuni di aumentare l’aliquota di un massimo di tre punti percentuali e di trattenere il maggiore gettito derivante dall’aumento. Molti Comuni della nostra Provincia si sono avvalsi della facoltà di fissare l’aliquota IMU sui fabbricati in oggetto sul valore massimo del 10,6 per mille principalmente per fare fronte a nuovi tagli nei trasferimenti dei fondi statali.
L’anno appena concluso è stato caratterizzato dall’introduzione della TASI (tassa sui servizi comunali indivisibili) che nelle intenzioni del legislatore avrebbe dovuto consentire ai Comuni di recuperare le risorse perse con l’eliminazione, dal 2013, dell’IMU sull’abitazione principale. In realtà l’applicazione della TASI, lungi dal costituire la soluzione ai problemi della finanza degli enti territoriali, si è trasformata, tanto per i Comuni che per i contribuenti, in una specie di corsa ad ostacoli risoltasi, in molti casi, solo a ridosso del versamento del saldo del mese di dicembre.
Relativamente alla TASI, un discorso a parte merita di essere fatto per gli immobili invenduti delle imprese edili.
Tali immobili, esentati nel 2014 dal pagamento dell’IMU, sono stati purtroppo assoggettati nella maggior parte dei Comuni della nostra Provincia alla nuova tassa sui servizi indivisibili.
Con l’applicazione della TASI sull’invenduto delle imprese edili si ripropone, seppure in misura minore, l’assurdità, contro la quale l’ANCE (Associazione Nazionale Imprese Edili aderente a Confindustria) si era a lungo battuta in vigenza dell’IMU, di una forma di imposizione che va a colpire il “magazzino” di questa tipologia di imprese e non, come deve essere, il suo reddito o il suo patrimonio.
Come nota positiva bisogna peraltro rilevare che salvo il Comune di Albinea nessun altro Comune della nostra Provincia ha previsto nel 2014 l’applicazione della TASI ai fabbricati industriali e agli uffici.
Sul fronte delle tasse sullo smaltimento dei rifiuti il 2014 è stato caratterizzato dall’introduzione dalla TARI (tassa sui rifiuti) in sostituzione della TARES (Tributo comunale su rifiuti e sui servizi), forma impositiva rimasta in vigore per il solo 2013 e che a sua volta era subentrata alle precedenti Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) e TIA (Tariffa di igiene ambientale).
L’avvento della TARI non ha purtroppo prodotto l’effetto atteso dalle imprese dell’esclusione dalla tassazione delle superfici dove vengono prodotti i rifiuti speciali che per loro natura non possono essere raccolti dal servizio pubblico ma devono essere smaltiti a parte con i conseguenti aggravi di spesa.
Le imprese produttive si vedono applicare la tassa sulle superfici dei propri stabilimenti calcolate con criteri che non tengono conto dell’effettiva produzione dei rifiuti; in altre parole pagano per un servizio che non utilizzano od utilizzano in misura molto inferiore a quella presuntivamente considerata dai Comuni.
Su questo aspetto l’Associazione più volte ha segnalato alle amministrazioni locali la propria disponibilità per un percorso che progressivamente porti alla determinazione puntuale dei rifiuti prodotti superando i vetusti e scarsamente equi coefficienti.
Non è più sostenibile, né accettabile, dalle imprese manifatturiere, un atteggiamento dilatorio da parte delle amministrazioni locali che impedisce soluzioni che a regime avrebbero il vantaggio di legare la contribuzione agli effettivi rifiuti conferiti al servizio pubblico.
Al di là dei consueti incrementi che ogni anno si registrano, la categoria industriale vede come profondamente iniquo un atteggiamento tende a difendere lo status quo ed usa lo strumento regolamentare per vanificare importanti novità normative che potrebbero riequilibrare la tassazione tra le categorie di utenza.
Per questo motivo, venendo meno al fair play che finora ci aveva caratterizzato, il 2 luglio 2014, abbiamo proceduto come Unindustria Reggio Emilia ad impugnare davanti al TAR di Parma la delibera di approvazione del regolamento per la disciplina della tassa sui rifiuti del Comune di Reggio Emilia.
La situazione di sostanziale indeterminatezza che ha interessato l’imposizione locale nel corso del 2014 non sembra purtroppo destinata ad attenuarsi nel 2015.
A dispetto degli annunci di fine anno che propagandavano l’imminente arrivo di una riforma dell’imposizione locale che avrebbe dovuto avere come suo architrave la devoluzione ai Comuni dell’intero gettito dell’IMU sui fabbricati industriali e come corollario l’eliminazione della TASI, si è assistito poi ad cambio di rotta con la conferma anche per il 2015 del vecchio impianto e il rinvio al 2016 della rivisitazione del sistema.
A causa degli ulteriori tagli ai trasferimenti statali quello che si profila per le aziende, ma non solo per esse, è il rischio di vedere ulteriormente lievitare la tassazione comunale con uno spostamento la dove possibile, delle aliquote IMU verso il valore massimo del 10,6 per mille e l’applicazione della TASI anche sui fabbricati industriali e sugli uffici.
Sono destinate inoltre a riproporsi le difficoltà da parte dei Comuni nella predisposizione dei bilanci preventivi con gli inevitabili strascichi di incertezza che ne deriveranno.
Si tratta di una eventualità assolutamente da scongiurare e che noi, in qualità di rappresentanti delle imprese industriali della Provincia, avversiamo totalmente.
Non ci stanchiamo di dire che sono proprio le imprese ad avere pagato il prezzo più elevato nel passaggio dall’ICI all’IMU come dimostra il quasi raddoppio dell’imposta mediamente dovuta sui fabbricati industriali avutosi, in molti Comuni della nostra Provincia, tra il 2011 e il 2014, per effetto della combinazione di aumento delle aliquote e di allargamento della base imponibile.
Siamo consapevoli delle difficoltà incontrate in questi ultimi anni dai Comuni, che si sono trovati schiacciati tra calo di gettito dovuto alla recessione e riduzione drastica dei trasferimenti statali, ma riteniamo che non solo non sia immaginabile un’ulteriore utilizzo della leva fiscale ma al contrario sia urgente la messa a punto, da parte degli enti locali, di una strategia condivisa che porti negli anni ad una progressiva riduzione dell’imposizione in primo luogo sulle imprese.
In merito alla TARI mentre permangono le criticità segnalate per il 2014, le aziende non sono nelle condizioni di sopportare ulteriori incrementi tariffari.
Infine alcune brevi considerazioni sugli adempimenti burocratico-amministrativi derivanti dalla gestione della fiscalità locale.
Anche su questo versante il peso sulle imprese (e sui cittadini in generale) ha ormai raggiunto dei livelli insostenibili a causa di una proliferazione fattispecie impositive e ad un aumento delle scadenze: si tratta di un onere occulto che si somma a quello dei tributi in senso stretto.
I Comuni devono farsi carico, nei limiti del loro potere discrezionale, di applicare la normativa e le procedure in modo da rendere l’assolvimento dei tributi locali il più semplice ed automatico possibile, in modo da improntare il rapporto con i contribuenti il più possibile a criteri di chiarezza e trasparenza.
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