Mutilazioni genitali, a Reggio si parla di 800 casi sospetti
Sabato si celebra la giornata mondiale. Secondo la consigliera regionale Roberta Mori: "Sono un dramma anche in Emilia-Romagna. Reggio è la provincia più colpita
REGGIO EMILIA Anche in Emilia-Romagna ci sono donne soggette alla pratica della mutilazione genitale. Lo sostiene Roberta Mori, consigliera regionale del Pd. La consigliera parla di alcune stime (numeri esatti non esistono, data l'illegalità della pratica): tra le 285.000 donne straniere residenti in Emilia-Romagna, circa 3.800 provengono da Paesi con un tasso di donne «mutilate» superiore al 60%, altre 17.000 da Paesi con quote dal 10 al 60%.
La provincia dove è più alta la quota di donne che hanno quasi certamente subito mutilazioni - oltre 800 - è quella di Reggio Emilia. "La pratica delle mutilazioni genitali femminili - dice - ci riguarda da vicino, perché è una violazione dei diritti umani che colpisce circa 100 milioni di donne nel mondo e dunque una parte rilevante delle bambine e ragazze che vivono nel territorio italiano e regionale. Il problema però è che i fondi nazionali, diminuiscono ogni anno, tanto che quelli destinati al sociale sono ora pari a zero e quelli sanitari sono così esigui da non permettere una programmazione annuale (637.000 euro sul 2014 dopo cinque-sei anni dalla tranche precedente)".
"Nonostante questo la nostra Regione ha attivato percorsi sanitari presso le Asl e interventi sociali mirati, ben sapendo che il problema è prima di tutto culturale e dunque richiede una pervasiva informazione e sensibilizzazione al fine di rendere le donne e le ragazze straniere più consapevoli dei propri diritti anche riguardo alla loro salute sessuale e riproduttiva".
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