Gazzetta di Reggio

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LOTTA ALLE MAFIE

Non dobbiamo avere paura della verità

Leana Pignedoli
Non dobbiamo avere paura della verità

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E’ uno dei momenti più difficili nella storia di Reggio Emilia degli ultimi decenni. Come è stato detto in queste pagine, non se ne esce se non si affrontano in profondità le ragioni di un degrado che ha colpito i vari aspetti della comunità reggiana, facendo convivere le nostre tante eccellenze con inediti aspetti di erosione della cultura della legalità. Bande criminali mafiose che si sono inserite nei nostri centri, nelle pieghe della nostra vita quotidiana contaminando economia, politica ed istituzioni, società.

E’ necessario interrogarci, dobbiamo essere severi con noi stessi senza infingimenti, non per massacrarci ed autodistruggerci, ma per uscirne più forti. Bisogna essere capaci di domande crude a partire da interrogativi sul nostro modello di sviluppo. Su come si sono costruite quelle filiere economiche che poi destrutturate, hanno lasciato spazi di infiltrazioni. Dai trasporti all’edilizia. Quanto è continuato lo sviluppo di una edilizia “forzata” dentro la catena dei subappalti, dentro facili convenienze di prezzi al ribasso praticamente impossibili da reggere dentro ambiti legali?

Con le gare al massimo ribasso si è di fatto lasciato, più o meno consapevolmente, che si eleggesse “l'illegalità” a fattore di competizione. Lo si ripete da almeno 30 anni ma, in realtà, si prosegue ancora troppo spesso con questa modalità. Inoltre, quando sapremo riflettere in modo aperto sulle criticità del modello di impresa cooperativa?


Di quel modello che ha caratterizzato la nostra terra, che ha generato valore, creato benessere diffuso nel secolo scorso tenendo insieme persone, comunità, capitale e ora deve chiedersi se ha anticorpi sufficienti per muoversi in questo contesto. E soprattutto, questo modello quali distintività reali è riuscito a trasferire concretamente dentro questo tempo?

Ancora. Quando avremo consapevolezza piena del rischio che si corre in un modello agricolo, che concentra la commercializzazione in poche mani, che lascia si sottragga il governo del prodotto agli stessi produttori?
C'è bisogno di una analisi spietata. Solo così potremo traghettare il meglio della nostra storia sapendo reinterpretare i valori che ci hanno caratterizzato fin qui.

Sappiamo quanto è forte il nostro sistema istituzionale, quanto eccellenti tanti nostri servizi, ma lo scoprire che un "corpo estraneo" ti è cresciuto dentro con intrecci così profondi esige una eccezionalità di reazione dei settori produttivi, dei sistemi pubblici, della politica.

Nessuna paura della verità, ma la sua ricerca, attraverso un sostegno forte alla magistratura, alle istituzioni dello Stato e alle forze dell'ordine che sono e devono esserlo un primo punto di riferimento. Hanno lavorato bene. Facciamo nostra la loro azione. Ognuno nel suo ambito, ognuno nel suo agire concreto quotidiano.
Non preoccupiamoci, nel dibattito, dei toni più o meno forti. Preoccupiamoci di prendere consapevolezza della dimensione di quanto ci sta capitando. Occorre una classe dirigente all'altezza e non ripiegata in difese d'ufficio. La ’ndrangheta e le altre mafie non sono sconfitte. Noi dobbiamo essere uniti, far emergere la nostra forza, includere tutte le voci e tutte le energie.

Bene i sindaci che reagiscono costituendosi parte civile. Importante l'esempio di tre donne (sarà un caso?) il prefetto De Miro, l'ex presidente della Provincia Masini, la giovane giornalista Sabrina Pignedoli che nel loro agire quotidiano, ognuna nel proprio ruolo, sono state determinate e coraggiose.
Hanno applicato rigorosamente interdittive, hanno revocato con fatica gare d'appalto, hanno visto prima di altri segnali preoccupanti come la cena dei boss, quando i più pensavano ad esagerazioni, hanno proseguito a scrivere pur di fronte a intimidazioni. Si sono esposte.

Come ha detto il nostro Presidente Mattarella nel suo discorso di insediamento "Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci. E una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere".

Una forte prova per i nostri amministratori. Una forte prova di capacità di confronto, per il Partito Democratico, forza di Governo di questa regione. Sono certa “Quel gran pezzo dell'Emilia” ce la farà.
 

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