Trovate le armi, sono due coltelli da cucina
La pistola clandestina recuperata nella siepe sarebbe di Matteo, l’avrebbe nascosta lui dopo il delitto
QUATTRO CASTELLA. Due coltelli da cucina per uccidere, una pistola clandestina carica che non è stata usata ma che con i carabinieri in arrivo era diventata terribilmente scottante.
Sono queste le armi che spuntano da questa tragica vicenda. Partiamo dai coltelli. Nell’abitazione in cui abita Matteo Montruccoli sono stati sequestrati dai carabinieri dei coltelli da cucina. L’autopsia ha “detto” poi che a colpire sono stati due coltelli diversi, compatibili con quelli da cucina ma di diametro differente. Tracce di sangue sono state rinvenute su uno dei coltelli individuati nell’abitazione. Sono, invece, ancora in corso gli accertamenti scientifici sugli altri coltelli sequestrati, ma è probabile che uno di quelli sia la seconda arma. Il fatto che siano stati usati dai due albanesi ora ricercati proprio dei coltelli da cucina porta a presupporre che non ci si trovi di fronte ad un delitto premeditato, ma a un litigio degenerato nel sangue. Di certo colpisce la furia sanguinaria dei due killer: Marco è stato colpito 14 volte, squarciandogli l’addome, ma ha ricevuto fendenti anche al collo e al dorso. Una mattanza. Poteva morire anche Matteo, ferito sempre a coltellate due volte ai polmoni: è vivo per miracolo. Sempre sui coltelli sequestrati i carabinieri stanno cercando impronte o materiale biologico che confermi l’identificazione data ai due aggressori stranieri.
Veniamo ora alla pistola che è stata rinvenuta dai militari a circa venti metri dal luogo dell’omicidio, vicino ad una siepe. E’ un’arma clandestina (ha la matricola abrasa), una calibro 7.65 pronta per sparare (era carica). Quella pistola sarebbe di Matteo e l’ipotesi investigativa è che il 39enne avrebbe avuto la lucidità – in quei concitati momenti, in cui ha visto morire il fratello – di disfarsi dell’arma non regolare prima dell’arrivo dei carabinieri, di cui lui stesso aveva chiesto l’intervento, lanciando l’allarme. Se effettivamente quella pistola è sua, perché non l’ha usata per difendere se stesso e il fratello dall’aggressione a coltellate dei due albanesi? Non ne ha avuto il tempo perché sorpreso dall’agire fulmineo dei due stranieri? Oppure l’aveva nascosta in un posto non facilmente e soprattutto rapidamente recuperabile? Domande a cui non è stata data ancora una risposta.(t.s.)
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