Gazzetta di Reggio

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Il club dei cinesi con dietro il clan

di Elisa Pederzoli
Il club dei cinesi con dietro il clan

Dalle intercettazioni ecco la gestione occulta del Cartagena Nel 2011 gli spari alla vetrata: tutta colpa di una lite interna

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REGGIO EMILIA. Quattro colpi di pistola esplosi contro la vetrina del Circolo Cartagena, di via Brigata Reggio. E’ la notte del 23 settembre del 2011. Che si tratti di un’intimidazione, non c’è dubbio. Nelle carte dell’inchiesta “AEmilia” ora ci sono le risposte anche a quell’episodio. E alla gestione stessa del circolo.

Secondo gli investigatori a impugnare la pistola e a sparare fu Carmine Arena – cutrese, residente a Cadelbosco Sopra, anche lui arrestato nell’ambito della stessa inchiesta – per via di dissidi al tempo molto forti con Gaetano Blasco e Antonio Valerio, due nomi importanti dell’organizzazione.

Non è la sola cosa che emerge. Quello che le indagini disvelano, e che le carte scrivono nero su bianco, è che ci sono una serie di attività commerciali direttamente controllate dai calabresi. Una è il Cartagena, ora sequestrato.

Il titolare è il cinese Jianyohg Zhang, tra gli indagati dell’inchiesta AEmilia. Ma quello che le intercettazioni rivelano è che la sua è solo una gestione di facciata. Dietro c’è Antonio Valerio. Lo si capisce quando il cinese chiede aiuto a Valerio, rispetto al comportamento di Carmine Arena che in più occasioni si è allontanato dal circolo senza pagare le consumazioni. Valerio risponde che risolverà il problema.

Quei quattro colpi esplosi da Arena contro la vetrina sono la vendetta per un episodio di qualche giorno prima, quando Valerio e Blasco lo hanno picchiato. Dopo gli spari, c’è un nuovo incontro al Fashion bar tra i due e i fratelli Carmine e Domenico Arena: diventa una vera e propria lite, nel corso della quale Domenico Arena morsica Blasco all’orecchio.

Secondo gli investigatori, a risolvere quelle tensioni ci pensa Alfondo Diletto «in virtù del ruolo di storico referente di zona della cosca Grande Aracri e di elemento di vertice del sodalizio emiliano», convocando una riunione alla presenza di Blasco, Valerio, i tre fratelli Arena.

Sono ancora le intercettazioni a convincere che Blasco e Valerio non offrono solo protezione al locale, ma intervengono direttamente nella gestione. Soprattutto per quanto riguarda l’installazione e il rendimento dei video poker. Le intercettazioni di Blasco sono chiare: «Ci siamo messi d'accordo… vediamo un attimino... il cinese dice che non lo vuole più... oh... quindi vorrebbe trentamila euro... gli facciamo delle cambiali... per entrare dentro noi... il cinese non vuole starci con noi... meglio... prendiamo tutto noi... si... si... piano piano... adesso vediamo... sto convincendo l'altro... un cinese è d'accordo con noi». E non è il solo club di cui si parla in cui dietro c’erano i cutresi del clan.

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