Scarpino non parla, Gualtieri riaggancia
Telefoni muti per i consiglieri che andarono dal prefetto De Miro insieme a Delrio. Ma quando squilla non vogliono spiegare
REGGIO EMILIA. Non rispondono. Telefoni spenti, staccati. Per tutto il giorno. Forse in un caso il numero è stato disattivato. Ma, quando risultano accesi, le risposte non arrivano. Salvatore Scarpino e Antonio Olivo del Pd, Rocco Gualtieri dell’ex Pdl. Sono tre consiglieri comunali di origine calabrese che, riferisce l’allora sindaco Graziano Delrio, si è recata dal prefetto Antonella De Miro per manifestare il proprio punto di vista su quella che l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio davanti ai magistrati ha definito «la questione calabrese». Un episodio finito nell’interrogatorio che lo stesso Delrio – in qualità di persona informata sui fatti – ha reso davanti ai magistrati della Dda di Bologna, il 17 ottobre 2012. Il resoconto è apparso ieri sulla Gazzetta. «Secondo me eravamo in quattro», dice il sottosegretario agli inquirenti. Bocche cucite dagli altri diretti interessati. Questioni di opportunità.
CELLULARI SPENTI. I primi tentativi cominciano a metà mattinata. Il telefono di Scarpino risulta spento. Uno, due, tre tentativi. Niente da fare. Non è una novità. Non è la prima volta che non risponde alle domande della stampa. Bisogna cercare una strada alternativa, un canale aperto. Chi chiamare? La risposta è Mauro Vicini. È il segretario cittadino del Pd, sostenitore della candidatura di Scarpino nelle ultime amministrative, dove il consigliere è stato eletto per la terza volta.
LONTANO DA REGGIO. Vicini risponde. Ci dice che Scarpino, dirigente dell’Agenzia delle Entrate, è a Roma per lavoro. Doveva partecipare la sera prima a una riunione del partito, ma ha fatto sapere che non ci sarebbe stato. A Roma dove? «Un incontro in un ministero». Vicini mostra disponibilità a parlarci. Ma, viene subito chiarito, è Scarpino che deve raccontare come sono andate le cose. Quindi, nel caso lo sentisse, sarebbe pregato di farci chiamare quanto prima.
SÌ, NO... FORSE. In modo rocambolesco, nel frattempo, arriva sulla scrivania il numero di cellulare di Rocco Gualtieri. Non risulta indagato, ma il suo nome compare in due punti nell’ordinanza dell’Operazione Aemilia, per la sua partecipazione all’ormai celebre cena del 21 marzo 2012 al ristorante Antichi Sapori di Gaida. Al tavolo, anche Giuseppe Pagliani e quelli che gli inquirenti definiscono «gli esponenti di vertice del sodalizio criminoso». Il telefono di Gualtieri squilla: «Pronto Gualtieri? Chiamo dalla Gazzetta. Mi piacerebbe sapere qualcosa in relazione alla visita con il prefetto». Un po’ di silenzio. «Sto lavorando», la prima risposta. «Le rubiamo solo qualche minuto... non riesce ad allontanarsi un secondo?». Dice di no: «Mi chiami nel pomeriggio». Poi mette giù di colpo. «C’è da fidarsi?». Domanda stupida. Chiunque abbia svolto questo mestiere sa già per esperienza che Gualtieri non risponderà più. Così è, infatti. Il telefono risulta irraggiungibile fino al tardo pomeriggio, così come è sempre staccato anche quello di Antonio Olivo.
QUALE NUMERO? Il nome di Olivo nell’ordinanza c’è quattro volte. Non risulta indagato, ma compare in relazione ad un incendio subito dalla sua azienda. La fonte che ci ha fornito il contatto ci ha assicurato che la sim era attiva l’ultima volta che lo ha sentito, circa un anno fa. Di più non sa dire. Che abbia cambiato cellulare? È una possibilità.
QUALCOSA TRAPELA. E Scarpino? Dopo l’ora di pranzo, il cellulare è acceso. Ma lui riaggancia. Nuovi tentativi. Ancora, ancora e ancora. Nulla. Poi è il nostro telefono a squillare, verso le 16. È Mauro Vicini. Ha sentito Scarpino. E ha pensato di richiamarci. «Perchè non ha parlato con noi?». La domanda sorge spontanea. Non è questione di arroganza. Di mezzo c’è la rilevanza di un incontro in Prefettura che i reggiani avrebbero il diritto di conoscere nei dettagli. Vicini ci spiega che Scarpino gli ha riferito come è andato l’incontro con il prefetto De Miro.
IL LIBRO SU CUTRO. «È stato istituzionale - racconta – richiesto dopo l’inaugurazione di un anno giudiziario nel quale dalla Corte d’Appello di Bologna era stato sollevato l’allarme sulla comunità calabrese. La richiesta è stata inoltrata all’allora sindaco Delrio. Il prefetto De Miro era arrivata da poco. Per lei ci furono due doni, compreso un libro su Cutro». Questi particolari saranno illustrati lunedì in Consiglio comunale. È sufficiente? Il punto è un altro: perché Scarpino non risponde alle nostre domande? Serve chiarezza. Lo dicono tutti.
NESSUN LIETO FINE. Ancora un tentativo, l’ennesimo. Ora squilla. «Scarpino?». «Sono in riunione, non posso parlare», risponde. Bisogna insistere. «Sono in riunione», ripete. Lo fa anche quando gli si fa notare il suo continuo atteggiamento reticente verso la stampa. «Non crede che debba chiarire?». La risposta: «Chiariremo, chiariremo... Adesso mi scusi». Mette giù senza possibilità di appello. Stop. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Per non rimanere imbrigliati in una palude melmosa che impedisce ai reggiani di distinguere luci e ombre. (e.spa.)
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