«’Ndrangheta, bloccate la Cispadana»
Di Battista e i deputati emiliani M5s: «Reggio come Mafia Capitale, bisogna rendere le autocertificazioni più restrittive»
REGGIO EMILIA. «Cispadana? I rischi di infiltrazione sono troppi». E poi: «Coopsette ha legami che scottano, ad esempio con Bianchini». Infine: «Delrio deve dimettersi. Non si è reso conto della situazione reggiana: non è in grado di ricoprire il ruolo attuale». Parole dure e ferme quelle dei deputati M5s Maria Edera Spadoni, Alessandro Di Battista e Giulia Sarti, che arrivano per motivare ulteriormente la richiesta fatta dai grillini nei giorni scorsi nei confronti dell’ex primo cittadino a seguito dell’operazione Aemilia. «Dalla deposizione di Delrio fatta nel 2012, e a proposito del suo viaggio a Cutro, emerge una superficialità inquietante». Giulia Sarti, membro della Commissione Antimafia, avverte: «Se avete visto che i metodi per contrastare le infiltrazioni sono stati fallimentari, cambiateli. Amministratori, imparate dai vostri errori». Parole che risuonano durante una conferenza indetta ieri per «fare il punto su anni di denunce» e per «allargare lo sguardo dopo l’inchiesta Aemilia dato che il rischio è ancora più grande». Ecco che i parlamentari Di Battista, Spadoni, Sarti e i consiglieri regionali Giulia Gibertoni, Gianluca Sassi e il gruppo consiliare M5s, hanno ricordato casi emblematici e proposto misure radicali «per sconfiggere questo cancro che è la mafia».
DA ROMA ALL’AEMILIA. «C’è un filo rosso che lega le inchieste di Mafia Capitale con Aemilia: è fatto di sottovalutazione e indifferenza - dice Di Battista - La mafia non avrebbe potere se non ci fossero politici e funzionari pubblici corrotti».
BACCHI, COFFRINI & CO. L’ex consigliere comunale M5s, Matteo Olivieri, ha ricordato l’interdittiva antimafia alla ditta Bacchi, la sua interrogazione per i lavori della tangenziale di Novellara, quindi «i legami tra la Bacchi, lo studio Coffrini dell’ex sindaco di Brescello e padre dell’attuale primo cittadino della Bassa». Si è parlato del meccanismo per riciclare denaro sporco «attraverso la compravendita di case al grezzo da ditte che poi risultano al centro di inchieste giudiziarie». Sono spuntati i Casalesi, il caso della scuola di Montecchio e l’acquisto nel 2011 «di una casa dell’allora segretario Pd e sindaco di Fabbrico Ferrari dall’imprenditore Giuseppe Nocera che gli inquirenti considerano un prestanome degli Zagaria».
RIFIUTI E CISPADANA. «In questi anni troppi appalti di raccolta rifiuti sono stati affidati dalla municipalizzata Iren, e prima Enia e Agac, a ditte coinvolte in inchieste e colpite da interdittive». Ecco che, come commissione Antimafia, «chiederemo accesso agli atti di tutti gli appalti, subappalti e fornitori». Poi ricordano il rischio amianto e le denunce ed esposti contro la ditta Bianchini. Propongono di fermare il progetto della Cispadana, «i rischi di infiltrazione sono troppi». E aggiungono: «Coopsette ha legami che scottano, ad esempio con Bianchini».
LE PROPOSTE. «Servono una nuova legge anti-corruzione e una legge sugli eco-reati. Bisogna rivedere in modo più restrittivo le certificazioni anti-mafia limitando le autocertificazioni, occorre destinare più risorse alle forze dell’ordine e alla magistratura. Servono norme più stringenti contro il gioco d’azzardo e vlt». A livello regionale propongono «norme più stringenti sugli appalti, implementando la legge regionale contro le mafie».
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