Alle isole Svalbard per quattro anni
Matteo Petit Bon, 25 anni: «Mi trasferirò nell’arcipelago al nord estremo dell’Europa per studiare i cambiamenti climatici»
REGGIO EMILIA. Due mesi e mezzo senza luce del sole. Altrettanti senza vedere la notte. Una temperatura media, nei mesi più rigidi, di 14 gradi sottozero e il Polo Nord distante solo 1300 chilometri. Una popolazione di nemmeno 3000 abitanti, metà dei quali ricercatori. Tra essi, tra qualche giorno, anche un giovane reggiano. Matteo Petit Bon, 25 anni, laurea magistrale in Ecologia a Parma, arbitro di calcio per hobby, è infatti pronto a raggiungere l’Università sul tetto del mondo di Longyearbyen – così la chiamano gli addetti ai lavori – alle isole Svalbard, arcipelago nel nord estremo dell’Europa. Lì vivrà per quattro anni, lì svolgerà un dottorato di ricerca sui cambiamenti climatici del pianeta e i relativi effetti sulle piante.
Petit Bon, perché le Svalbard?
«Rappresentano un laboratorio naturale ideale dove effettuare studi approfonditi sulle evoluzioni dell’effetto dei cambiamenti globali sugli ecosistemi, argomento della mia tesi di laurea. La maggior parte degli studi dimostra come i maggiori effetti del riscaldamento climatico siano riscontrabili negli ambienti artici e alpini. Ecco perché mi trasferirò lì: per un’esperienza di studio e ricerca importante. Il centro è specializzato in studi artici ed è strutturato in quattro dipartimenti: biologia (di cui farò parte), geofisica, tecnologie e geologia artica».
Il suo stato d’animo?
«Sono emozionato. Ma, allo stesso tempo, anche un po’ preoccupato per il fatto di trasferirmi in una zona del mondo totalmente diversa».
Come è arrivato alle Svalbard?
«Volevo fare il dottorato di ricerca all’estero per una questione di maggiori opportunità ed esperienza. L’argomento proposto era di mio grande interesse. Così mi sono candidato, inviando la documentazione. Eravamo in 26 e, dopo una lunga selezione, sono stato scelto».
Di cosa si occuperà?
«Farò parte di un gruppo di ricerca che compie studi sulle piante e sulle loro reazioni ai cambiamenti climatici».
I genitori che dicono?
«Sono felici perché sanno che è il mio sogno e, soprattutto, una buonissima opportunità. Logicamente sono anche un po’ dispiaciuti ma già in passato ho trascorso qualche mese all’estero per studio e, sì, diciamo che sono abituati. Tornerò solo a Natale perché l’estate è il periodo di massimo lavoro».
E gli amici?
«Dispiaciuti ma mi hanno detto sarà un’esperienza fantastica... Posso dire una cosa?».
Prego...
«Un grazie al gruppo di ricerca di Ecologia Alpina dell’Università di Parma col quale ho collaborato negli ultimi due anni. Sono orgogliosi che un loro studente possa avere questa opportunità. Ma sono io a essere orgoglioso di aver lavorato con loro: mi hanno insegnato tutto ciò che so sulla ricerca e mi hanno sempre spronato. Nel 2014 è uscita con loro la mia prima pubblicazione».
Febbraio 2019: dove sarà?
«Finito un dottorato di questo tipo, credo presenterò domande di post-dottorato, magari in Canada. Il sogno è diventare professore all’Università. Spero di farcela».
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