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Freddo polare, i senzatetto in grave difficoltà

Freddo polare, i senzatetto in grave difficoltà

Al dormitorio della Caritas di via Agosti nuove accoglienze di persone in estrema difficoltà. Tante richieste di aiuto anche al Centro di ascolto solidale di via Due Canali

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REGGIO EMILIA. La maxi nevicata e le temperature in picchiata: sono giorni difficilissimi per i senzatetto, per chi – a Reggio – vive e dorme per strada. Le notti più fredde possono uccidere, la speranza è che gli “irriducibili” ci ripensino e chiedano una sistemazione. E in effetti “qualcosa” si è mosso in questo popolo errante per scelta, ma al tempo stesso vulnerabile soprattutto in situazioni climatiche come quelle che sono sopraggiunte. «Qualche richiesta in più nelle ultime ore c’è stata – conferma alla Gazzetta il direttore della Caritas diocesana – comunque abbiamo ancora qualche posto libero».

Stiamo parlando di un problema complesso e molto variegato, su cui da dodici anni si stanno concentrando gli sforzi della Caritas con il “progetto di accoglienza invernale”. Ma quanti sono i senzatetto che vagano per la città? Sono circa duecento, anche se circola da tempo un numero ben più cospicuo – cinquecento vite al limite – che ha però il sapore della leggenda metropolitana.

Alla “rete” d’accoglienza che fa capo alla Caritas sono 140-150 le persone in difficoltà a cui viene assicurato un posto-letto. A questo numero, piuttosto consistente, va aggiunta un’altra trentina di clochard: hanno avuto un contatto con i volontari, per poi accettare solo dei sacchi a pelo termici, volendo mantenere la loro completa autonomia. Infine vi sono altre associazioni – come “Partecipazione” – che si prendono cura dei senzatetto. «Cinquecento è un numero che ho sentito anch’io – commenta sempre Rinaldi – ma non l’ho mai verificato sul campo. Di certo per quanto concerne gli stranieri è un fenomeno in calo a Reggio, mentre è l’inverso per gli italiani e la cirsi economica ha avuto un peso».

I POSTI LETTO. Il progetto d’accoglienza della Caritas è molto ben strutturato: il dormitorio di via Agosti (da 15 posti che fa da “filtro”, anche se prima c’è il “passaggio” al centro d’ascolto di via Adua), le strutture messe a disposizione per i piccoli nuclei da ben 22 parrocchie («Qui entrano in contatto con le comunità e spesso trovano la soluzione per i loro problemi»), i quattro alloggi pubblici targati Acer (che è poi il Comune, operativo in sinergia con i servizi sociali), alcuni appartamenti concessi da privati, per non parlare di specifiche situazioni seguite dalla comunità Papa Giovanni XXIII e dalla cooperativa sociale Dimora d’Abramo. Anche i pasti sono assicurati, tramite la mensa del Vescovo (a pranzo), la mensa dei Cappuccini (per la cena) e la mensa della Caritas (il sabato, la domenica e i festivi sia di mattina che di sera).

CENTRO D'ASCOLTO SOLIDALE. Il Centro d’ascolto solidale di via Due Canali, dell’associazione Partecipazione, in questi giorni di neve e gelo è ancor più un punto di riferimento per chi non ha un tetto sulla testa. «Oggi si è presentato un signore che aveva due sacchetti di plastica attorno ai piedi, dentro le scarpe. Forse, non ci si immagina che a Reggio nel 2015 succeda anche questo...». E’ Vincenzo Solli, che gestisce il guardaroba frutto di tante donazioni, a descrivere la difficile situazione di chi si trova a vivere in povertà.

Fuori dai locali messi a disposizione da Acer – e per i quali la convenzione scadrà tra pochi mesi – si sono radunati altri uomini. In fila per ricevere un aiuto. «Il sabato è dedicato a loro. Mentre il giovedì a donne e bambini. Non è questione di discriminazione, ma gli uomini sono davvero tanti» conferma Davide Mattioli. Intanto, al piccolo ufficio bussa un altro uomo. Si siede alla scrivania. Viene compilato un questionario. «A chi viene qui, chiediamo solo il nome e l’iniziale del cognome. Nessun documento. Se vogliono, ci possono raccontare la loro storia» conferma Mattioli.

«In giornate come queste, se uno senza casa si trova con piedi e abiti bagnati senza sapere come fare. Noi siamo qui per distribuire accessori di prima necessità. Non è una soluzione definitiva, ma cerchiamo di dare una mano. Le storie che queste persone ci raccontano è che hanno fatto domanda per i dormitori, ma non c’è posto. Sono quelle persone che poi trovate sulle panchine, in stazione. Che cercano di scaldarsi come possono» prosegue Mattioli. Chi ha indumenti da donare può contattare l’associazione al 340-545.0779; per urgenze 327-423.7046.

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