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«Eterologa, va innalzato il limite d’età delle donne»

di Luciano Salsi
«Eterologa, va innalzato il limite d’età delle donne»

Il dottor La Sala giudica la delibera regionale troppo restrittiva: «Chi ha più di 43 anni è esclusa dalla fecondazione: così si scoraggiano le coppie»

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REGGIO EMILIA. E' trascorso quasi un anno da quando, nell'aprile del 2014, la Corte Costituzionale ha tolto il divieto della fecondazione eterologa medicalmente assistita. Finora, però, nessun intervento di questo tipo è stato fatto al Santa Maria Nuova. Secondo Giovanni Battista La Sala ciò dipende anche dai limiti d'età troppo restrittivi imposti alla sanità pubblica dell'Emilia Romagna con la delibera votata all'unanimità dal consiglio regionale lo scorso 9 settembre.

«Con questa delibera - accusa il direttore del dipartimento di ostetricia e ginecologia - il nostro servizio sanitario perderà la sfida dell'eterologa, perché la maggior parte delle coppie interessate dovrebbe pagare di tasca propria l'intervento anche rivolgendosi alle strutture pubbliche, oltre che a quelle private. E' una delibera economicistica che tradisce lo spirito della Corte Costituzionale».

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Nella relazione svolta la settimana scorsa al Santa Maria in occasione del trentesimo "Sabato dell'andrologia", La Sala ha proposto di allargare le condizioni d'accesso alle coppie in lista d'attesa per rispondere alle loro aspettative.

«Il nostro centro - ha detto - sta procedendo all'organizzazione della fecondazione eterologa. Le coppie che devono ancora sostenere il colloquio d'idoneità sono 187, fra le quali due chiedono la donazione degli spermatozoi e 185 la donazione dell'ovulo. Al loro interno, però si contano 72 donne (38,9%) che hanno un'età di 42 o più anni. Lo stesso dicasi per le 21 coppie che sono in lista d'attesa per l'ovodonazione: ci sono otto donne (38,1%) che hanno già compiuto l'età limite di 43 anni e 4 (19%) che, avendone 42, stanno per compierla.

Queste donne non più giovani possono tentare di avere un figlio, ma devono pagarselo per intero. La delibera regionale, infatti, ammette la fecondazione eterologa nei Lea (livelli essenziali d'assistenza) a carico del servizio sanitario ma solo a certe condizioni. Le donne riceventi devono avere non più di 43 anni sia per l'omologa sia per l'eterologa. Le donatrici non devono superare i 35 anni. Inoltre sono gratuiti solo tre cicli di fecondazione».

Secondo La Sala così si scoraggiano le molte coppie che, avendo superato l'età, non possono sostenere la spesa, che per l'eterologa non è inferiore a 3 mila euro: «Condivido - spiega - la condizione che, per l'omologa, la donna non abbia più di 43 anni, dato che oltre quell'età le probabilità di successo sono molto scarse e, quindi, il rapporto costi-benefici è sfavorevole. Tuttavia nella fecondazione eterologa si usano ovociti di donne giovani. Perciò propongo che il limite sia innalzato a 47 anni. In quanto alle donatrici, la delibera stabilisce che non debbano avere più di 35 anni. Sarebbe meglio innalzare il limite a 37. Inoltre si dovrebbe aumentare a sei il numero dei cicli di fecondazione a carico del servizio sanitario».

Un'altra complicazione riguarda gli ovociti congelati. Il Santa Maria ne ha 411 appartenenti a 144 donne che hanno praticato l'omologa con 149 cicli di congelamento. Queste cellule rischiano di non poter essere utilizzate per l'eterologa. «La delibera regionale - argomenta La Sala - prevede per la fecondazione eterologa una serie di esami costosi e non indispensabili, che non erano obbligatori quando quegli ovociti furono congelati. Perciò ora essi non sono a norma. Purtroppo si sta già creando un mercato degli ovociti».

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