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«No ai videogiochi sessisti messi in rete»

«No ai videogiochi sessisti messi in rete»

La presidente di Nondasola: «Non basta vietarli ai minori. Forse sono da considerare adatti agli adulti?»

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REGGIO EMILIA. «Riflettiamo in occasione della giornata mondiale sull'uso consapevole della rete, di quella rete che oltre a racchiudere i nostri saperi, è diventata una sorta di messa in scena di tutti i pensieri più indegni che, nel misconoscere la violenza o nell'incoraggiarla, tradiscono le difficoltà maschili nel confrontarsi con la libertà delle donne».

Carmen Marini, presidente dell’associazione Nondasola, parte da una data per proporre una riflessione che va oltre l’impegno di una giornata. Perché la violenza è quotidiana. Come quella messa “in rete” da alcuni videogiochi, a partire dai diversi capitoli di Gta (Grand Theft Auto) dove chi gioca si immedesima con il protagonista, un criminale che si aggira pericolosamente in una città virtuale ma non troppo.

«”Vietato ai minori - minori accompagnanti da un adulto - sconsigliata la vendita o la visione ai minori di 18 anni” - sottolinea Carmen Marini - queste sono le frasi che accompagnano la visione o la vendita di "giochi" intrisi di violenza e violenza sessuale contro le donne, compreso quello di cui in questi giorni si parla (Gta, ndr). Già nel 2013, dicono i dati, erano state vendute 150 milioni di copie con un guadagno di 800 milioni di dollari nelle prime 24 ore.

"Il gioco prevede che si possa liberamente decidere cosa fare, quali crimini commettere. E una delle scene più popolari è questa: carichi in macchina una prostituta, scegli quale servizio farti fare, da 50, 70 o 100 dollari; li scegli tutti e tre, in sequenza e te li godi con calma. Dopo il pagamento del compenso la donna si allontana a piedi, il protagonista la inquadra nello specchietto retrovisore accelera e la investe ripetutamente. Poi scende dall'auto e le dà fuoco... e nonostante sia già morta le scarica addosso una sventagliata con un mitra... E lo chiamano gioco».

«A questo proposito - continua Marini - la vicepresidente della Commissione Cultura della Camera, Ilaria Capua, a nome di tutti i gruppi parlamentari, in una lettera al premier Matteo Renzi parla di scandalo e chiede "una campagna informativa perché i genitori devono sapere che non é adatto ai minori". Sono partecipe a questo appello, ma mi chiedo perché si deve pensare che tale "gioco" possa essere adatto agli adulti? Perché agli adulti debbono essere leciti messaggi pieni di violenza e discredito contro le donne? Cosa potranno mai dire queste madri e questi padri per dare un senso a quello che i ragazzi e le ragazze vedono? Immagini che vengono assimilate e vanno a rafforzare una cultura misogina che è l'humus sul quale crescono più facilmente la prevaricazione e la violenza maschile contro le donne»

«Poi - conclude la presidente di Nondasola - quando accadono “femminicidi” ci meravigliamo e li vogliamo vedere come casi, agiti da ubriachi, pazzi, lontani dalla nostra cultura, connotati come emergenza, ignorando i segnali importanti di una cultura sessista che ancora ci appartiene. Di questo ci dobbiamo occupare o pensiamo che siano tutti pazzi, ubriachi, stranieri i 150 milioni di persone che hanno comprato il videogame?».(c.c.)

 

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