Gazzetta di Reggio

Reggio

«Preghiamo perché si faccia giustizia»

di Andrea Vaccari
«Preghiamo perché si faccia giustizia»

Ai funerali di Marco, i parroci invitano a «non lasciare che il male generi altro male». Messaggi e testimonianze in chiesa

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ALBINEA. Nel suo ultimo viaggio "Montro" è stato accompagnato da tantissimi amici. Una marea di giovani ha partecipato con intensa commozione ai funerali del 34enne Marco Montruccoli, assassinato lunedì sera nella casa del fratello a Forche di Puianello. Con loro, forte e sentita è stata la presenza della comunità albinetana, che si è stretta attorno alla famiglia, quasi a voler proteggere dall'esterno i genitori, la moglie, i fratelli e i figli del compianto artigiano edile. Il santuario di Montericco è stato gremito da centinaia di persone ed è servito l'intervento della polizia municipale, che ha fatto deviare buona parte delle auto all'interno del parcheggio della trattoria Filippini. Poi, a piedi, sono state percorse le poche centinaia di metri che conducono alla chiesa.

Sul sagrato e tutt'intorno, numerosi giovani hanno atteso in silenzio l'arrivo del feretro, giunto poco dopo le 10 dal cimitero di Caselline, dov'era stata allestita la camera ardente. Dietro la bara, i genitori di Marco, sorretti dai familiari, oltre alla sorella Martina e alla moglie Veronica. Prima di entrare, qualche lunghissimo istante di silenzio nel quale tutti hanno rivolto un ultimo pensiero alla giovane vittima. Poi l'ingresso in chiesa, nella quale in molti sono stati costretti a entrare dalla porta laterale e posizionarsi anche dietro l’altare, una volta esauriti tutti i posti in piedi.

A concelebrare la funzione religiosa, una decina di sacerdoti, tra i quali don Luigi Lodesani, parroco dell'unità pastorale di Albinea, e il suo predecessore, don Giuseppe Bassissi, volto storico della parrocchia albinetana. L'interrogativo che tutti si sono posti – senza ottenere una risposta – è stato il perché di una morte così assurda. Per cercare di capirne i motivi, don Lodesani ha scelto come prima lettura un passaggio del libro di Qoelet, sulla ricompensa ai giusti e ai malvagi. Nel corso dell'omelia, poi, il parroco ha invitato i fedeli a non lasciarsi sopraffare dalla rabbia e dall'odio: «Dopo una vicenda triste come questa – ha spiegato – possiamo imboccare due vie: quella della rabbia oppure quella della santità. Non lasciamo che il male generi ancora altro male, ma cerchiamo, anche se è difficile, di ripartire da quello che è successo per migliorarci».

Al momento delle preghiere dei fedeli, tante persone di ogni età hanno voluto leggere il proprio messaggio di solidarietà e vicinanza alla famiglia Montruccoli. C'è stato chi ha riportato un messaggio scritto proprio da Marco, con il quale lui stesso si congratulava con l'amico per la nascita del figlio, e anche chi ha voluto portare conforto alla madre Mara con le celebri parole di Sant'Agostino tratte da "La morte non è niente". Al termine della funzione, prima della benedizione, è stata la volta di alcune testimonianze. La prima è stata della sorella Martina, che ha paragonato la vita a un giro di roulette: «Tu non hai perso, perché ci lasci vita, speranza e amore. Ciao anima bella». Dopo lo struggente ricordo di un amico, anche il fratello Matteo – arrivato qualche minuto dopo, accompagnato da un mezzo della Croce Verde – ha voluto intervenire. Poi uno dei sacerdoti ha parlato ai fedeli su richiesta della madre di Marco: «Dio è giustizia – ha concluso – e pregherò perché la si faccia. Soltanto la verità potrà dare pace». Dopo una toccante "Ave Maria" cantata in inglese, il feretro è stato portato all’esterno, dove è stato salutato da tantissimi ragazzi che, in onore di Marco, hanno sollevato un bicchiere, a mo' di brindisi. L'ultimo addio prima della tumulazione a Caselline.

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