«Sempre in ritardo per colpa di Seta»
Una pendolare denuncia: «Vado a lavorare a Scandiano ma si perde anche mezz’ora per i controlli ai “portoghesi”»
REGGIO EMILIA. «Sono stanca di arrivare tardi al lavoro, e magari dovermi prendere mezz’ora di permesso non retribuito solo perché l’autobus arriva sistematicamente in ritardo».
La protesta arriva da una pendolare che ogni mattina prende l’autobus di Seta alla fermata di viale Montegrappa, in città,per arrivare a Scandiano dove lavora. Ebbene, pare che questo autobus accumuli durante il viaggio diversi minuti di ritardo. Al punto che la pendolare in oggetto è costretta a varcare la soglia del posto di lavoro quasi ogni giorno in ritardo. E per ben due volte, è successo che il ritardo fosse addirittura di 30 minuti: a quel punto la signora è stata costretta a chiedere una mezz’ora di permesso, in entrata, che naturalmente non viene retribuita.
Ma la rabbia deriva dal fatto che questo ritardo «non è per niente giustificato». «Succede - così ci spiega - che ogni giorno su quell’autobus salgano numerosi stranieri che per la stragrande maggioranza dei casi non sono muniti di biglietto. Così accade che, quando non sale il controllore, loro non pagano ma io arrivo in orario a Scandiano. Ma se, è triste dirlo ma è così, quando sull’autobus sale il controllore so già che quel giorno non arriverò a lavorare in tempo utile».
E la spiegazione non fa una grinza. «Naturalmente - prosegue il racconto del viaggio - il controllore chiede il biglietto a questi stranieri ma loro dicono di non averlo. Allora che succede? I controllori fanno scendere queste persone, controllano i documenti, i minuti passano e l’autista rimane fermo aspettando che risalgano a bordo. Poi magari dopo qualche fermata sale un ’altra persona senza biglietto e riprendono i controlli e si accumulano altri minuti di ritardo. E’ pazzesco ma io sono lì che guardo l’orologio, e sono in balìa dei controlli fatti ad altri passeggeri senza biglietto. E’ davvero paradossale... Ma è proprio necessario che ogni volta l’autista si debba fermare e aspettare che il controllore e i portoghesi risalgono?».
Fatto sta che la signora in questione dice di essere esasperata. Alzarsi presto alla mattina, arrivare puntuale alla fermata, prendere l’autobus e... sperare che non salga il controllore.
«E’ incredibile - conclude la nostra pendolare - ma è proprio così. Quando vedo che c’è il controllore penso: è finita. E certamente non perché io non sia munita di biglietto...».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
