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L’Ausl e il Santa Maria verso la fusione

di Evaristo Sparvieri
L’Ausl e il Santa Maria verso la fusione

C’è il primo ok dalla Conferenza sanitaria provinciale. Allo studio l’unificazione dei distretti. No all’area vasta con Modena

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REGGIO EMILIA. Unificare l’Ausl e l’Azienda sanitaria ospedaliera Santa Maria Nuova. Accorpare i distretti e ridefinire la rete dei servizi ospedalieri presenti in provincia. Una lunga rivoluzione, che di qui a cinque anni ridisegnerà completamente la sanità reggiana, inaugurata a Palazzo Allende, dove si è riunita per la prima volta la Conferenza sanitaria provinciale.

Una partita a scacchi alla ricerca di efficienza e funzionalità nei servizi sanitari, che potrebbe però lasciare sul campo qualche vittima a livello di reparti ospedalieri nei presidi della provincia, nel rispetto dei parametri nazionali previsti dal nuovo Patto della salute, declinati a livello regionale e locale. All’incontro erano presenti i sindaci dei Comuni, il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, e i due direttori generali Fausto Nicolini per l’Ausl e Ivan Trenti per l’azienda Santa Maria Nuova.

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Bilanci in ordine. E una forma di integrazione già avanzata. È a partire da queste considerazioni che sta prendendo sempre più piede l’ipotesi di un’azienda sanitaria unica, nella quale confluiscano competenze e professionalità dell’Ausl e del Santa Maria. «È un’operazione che verrà presa in considerazione – commenta Ivan Trenti – ma è un’opzione che dovranno decidere le istituzioni, a cominciare dalla Regione». Proprio dalla Regione tuttavia prende le mosse la forte spinta al cambiamento, iniziata con la sospensione di tutti i direttori generali delle Ausl dell’Emilia-Romagna e con l’intenzione di procedere a grandi passi verso la realizzazione delle cosiddette aree vaste. Anche a livello sanitario.

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Un progetto nel quale la sanità reggiana potrebbe fondersi con realtà vicine, in un’ipotesi considerata tuttavia ancora lontana. Ma che da Bologna potrebbe subire un accellerazione. «La fusione con Modena? Non è all’ordine del giorno», assicura il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi. Dello stesso avviso anche il presidente della Provincia, Giammaria Manghi: «Sulla sanità ragioniamo solo in chiave reggiana», spiega. E proprio in chiave reggiana i cambiamenti potrebbero essere piuttosto consistenti.

Soprattutto per la ridefinizione dei distretti che, secondo la normativa, dovranno essere composti da un minimo di 80 mila abitanti. A Reggio attualmente i distretti sono sei: Guastalla (75mila abitanti), Scandiano (90mila), Correggio (55mila), Montecchio (65mila), Castelnovo (35mila) e Reggio (oltre 220mila). Numeri alla base di future fusioni macrodistrettuali che, come conseguenza, comporterà anche cambiamenti nei rispettivi assetti ospedalieri.

«Non si tratta di chiudere ospedali - aggiunge Manghi – ma di una ridefinizione della natura, con una natura vocazionale. Bisogna rendere specifica l'identità del presidio ospedaliero al servizio del territorio, che si pone in maniera integrata con gli altri». Un quadro ben chiaro anche a Fausto Nicolini, direttore generale Ausl.

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«Sul riordino della rete ospedaliera non abbiamo sofferenze, essendo da tempo raggiunto il limite richiesto del 3,7 per mille di posti letto - spiega – Non c'è quindi un problema di chiusura di ospedali. Il patto per la salute però ridetermina cosa deve essere fatto in ogni ospedale in relazione all qualità dell'assistenza. E questo potrebbe causare qualche cambiamento. Anche su questo versante, tuttavia, il fatto di prevedere funzioni specifiche sull’azienda ospedaliera reggiana e altre funzioni sul resto della provincia ci rende ottimisti».

In bilico, nei presidi provinciali, soprattutto quei servizi che non raggiungono i parametri numerici minimi. Come ad esempio i 500 parti l’anno nei punti nascite. In questo caso, a rischio potrebbe essere il punto nascita di Castelnovo Monti. La centralità della rete sanitaria resterebbe comunque affidata a Reggio Emilia, con il Santa Maria a fare da hub e gli altri ospedali a fare da satelliti sulla base di eccellenze territoriali.

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