Minacce alla Silva, si procede per mafia
Brescello: in cinque a giudizio. C’è anche Diletto, arrestato dalla Dia. Il Pm di Reggio gli contesta ora la finalità mafiosa
REGGIO EMILIA. È stato autore di una pesante intimidazione diretta vis-à-vis a Catia Silva («Non sai cosa ti può succedere» le ha detto) attaccata in piazza a Brescello nel 2009 affinché smentisse pubblicamente quanto affermato in un articolo di giornale che parlava della presenza della ’ndrangheta in paese. Ora, il processo che si celebra in tribunale a Reggio Emilia in seguito alla denuncia della esponente della Lega Nord di Brescello, potrebbe “salire di grado”.
Il pm Stefania Pigozzi ha chiesto ieri di poter acquisire le carte dell’inchiesta Aemilia per contestare la finalità mafiosa come aggravante rispetto alla “semplice” tentata violenza privata in capo ad Alfonso Diletto, autore dell’intimidazione alla Silva, parte civile con l’avvocato Gianluca Vinci, segretario del Carroccio a Reggio Emilia.
L’uomo - nato a Cutro ma residente a Brescello - da due settimane è in carcere perché considerato dalla procura antimafia di Bologna uno dei capi bastone della ’ndrangheta legata al clan Grande Aracri. Quanto chiesto dal pm è l’effetto diretto dell’operazione Aemilia anche su fatti e reati che coinvolgono le persone ricomprese nella maxi inchiesta.
Il giudice competente, Dario De Luca, ha concesso il rinvio a stretto giro: poco meno di un mese per dare tempo al pm di acquisire l’ordinanza dell’inchiesta dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) di Bologna. La posizione di Diletto potrebbe essere addirittura stralciata per essere giudicata separatamente.
Insieme a lui, infatti, sono state denunciate dalla Silva anche altre quattro persone: Salvatore Grande Aracri (35 anni, figlio di Francesco Grande Aracri e nipote di Nicolino Grande Aracri), Carmine Rondinelli (68 anni), Girolamo Rondinelli (36 anni) e Salvatore Frijio (49 anni), tutti citati a giudizio per altri episodi di intimidazione avvenuti sempre in piazza a Brescello contro la Silva. A questi ultimi viene contestato il reato di minacce e non è messa in discussione la prosecuzione del processo davanti al giudice De Luca.
Silva racconta nella sua denuncia che - sempre nell’ottobre del 2009 in centro a Brescello - Salvatore Grande Aracri le ha detto «Ti metto la pistola in bocca e ti ammazzo! Neanche tuo figlio (un carabiniere, ndr) ti potrà salvare». Dello stesso tenore i Rondinelli insieme a Frijo tra dicembre 2009 e marzo 2010: «Ti incaprettiamo. Vedrai quello che ti succede quando esce Grande Aracri dal carcere. Leghista di merda ti facciamo fuori» le dissero mimando il gesto del taglio alla gola. Bisognerà attendere circa un mese per sapere quale sarà l’esito della richiesta.
Ma questo processo potrebbe fare da apripista a una serie di virate verso la procura antimafia nel caso in cui coinvolgano persone finite nell’inchiesta Aemilia. Basti pensare che i gravi episodi nei confronti di Catia Silva risalgono all’ottobre del 2009: un’era fa rispetto alle vicende antimafia che tengono banco nell’ultimo anno.
A scatenare la reazione di Diletto fu un articolo pubblicato da “Il Giornale”, a proposito di Brescello intitolato «Fine del piccolo mondo. Don Camillo e Peppone nelle mani delle cosche». Una presa di posizione che non sarebbe piaciuta ad alcuni calabresi in paese.
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