Otto gli uffici postali a rischio
Prevista la chiusura a Casoni e Rondinara. Per altri sei si parla di riduzione delle giornate di apertura
REGGIO EMILIA. Prende forma il piano di tagli predisposto da Poste Italiane. In provincia di Reggio sono sei i comuni e otto gli uffici su cui si abbatterà la mannaia. Se gli uffici di Rondinara e Casoni (frazioni rispettivamente di Scandiano e Luzzara) sono destinati ad essere chiusi, quelli di Collagna, Ligonchio, Luzzara, Scandiano, Vetto e Villa Minozzo vedranno ridursi le giornate di apertura.
Nella nostra provincia, attualmente, sono operativi 98 uffici postali di cui circa il 20% è gestito da un solo operatore e se si eccettuano tre o quattro uffici della Bassa reggiana, tutti gli altri sono concentrati in Appennino.
Una decisione, quella presa da Poste Italiane, che Bruno Pizzica, segretario generale dello Spi Cgil regionale, definice “unilaterale”: il piano prevede in Emilia Romagna la chiusura di 53 uffici e la razionalizzazione di altri 34.
«Questa decisione - sottolinea Pizzica - provocherà inevitabilmente forti disagi per i cittadini e in particolare per tanti anziani per i quali gli uffici postali rappresentano un punto essenziale di servizio pubblico per il ritiro delle pensioni, il pagamento delle bollette, le raccomandate. Una scelta sbagliata - prosegue il sindacalista - che non tiene nemmeno conto del parere espresso da Agcom, l’Autorità per il Garante delle comunicazioni, contraria alla chiusura degli uffici postali nelle aree svantaggiate, che ha opportunamente sollecitato Poste Italiane ad una concertazione con le amministrazioni locali prima di procedere alla chiusura».
Lo Spi Cgil dell’Emilia Romagna, nel sottolineare come evidentemente «l’azienda sia più interessata ad ampliare i servizi di tipo finanziario che consentono guadagni certi e facili», ritiene che vada fatto ogni sforzo per contrastare o almeno ridimensionare la scelta di Poste Italiane.
A questo proposito, chiede alla Regione e ai sindaci dei territori interessati di «convocare un confronto di merito con Poste Italiane, per esaminare il problema e definire soluzioni condivise che riducano al minimo i disagi per i cittadini, garantendo continuità ad un servizio essenziale per il territorio».
Vale la pena sottolineare, ancora una volta, che a livello regionale come a livello provinciale si vada a smantellare un servizio in zone del territorio, come la montagna o la Bassa, già svantaggiate e che con la chiusura degli uffici postali subirebbero un ulteriore impoverimento del tessuto sociale.
Nei giorni scorsi, ad intervenire sulla chiusura degli uffici postali era stato Paolo Iotti, segretario provinciale di Spl Cisl: «Da tempo - aveva sottolineato il sindacalista - denunciamo questa situazione. Si parla di 20mila esuberi in quattro anni, mentre già ora c’è carenza di personale e gli operatori allo sportello operano con mezzi tecnologici superati che allungano i tempi del servizio. E sullo sfondo resta il problenma della privatizzazione, con l’intenzione di collocare il Borsa il 40% delle azioni oggi in mano al Ministero del Tesoro».
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